Come non dirlo: l’Italia, una semplice espressione verbale.

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Nel paese del tritacarne, del “gioco il jolly” o del “compro una vocale”, dei giornalisti camerieri e dei condannati cavalieri, se non si sta attenti cambia il significato delle parole e non te ne accorgi nemmeno.
Ciò è’ causa, anche, dell’uso della narrazione come strumento di manipolazione politica e morale. Certo, meglio del fucile, anche se su questo i duri e puri aprirebbero sacrosante polemiche. Meglio dei carri armati sarebbero i sottili giochi di disegno che, quasi artisticamente, tracciano confini ed immaginari. Li smontano, delegittimano, li ridipingono a piacimento ma sempre e comunque da molto lontano rispetto a chi poi, verrebbe coinvolto nei vari cambi di paradigma che, ormai, sono talmente frequenti ed improvvisi da poter essere derubricati nella mera meteorologia.

Se si sta bene attenti però, nel paese del trasformismo 2.0, si colgono sorprendenti curiosità; innanzitutto se si è immuni dalla frequente “soapizzazione” degli eventi si capisce che la nostra attenzione viene spesso condotta verso una rappresentazione della realtà piuttosto neutra, indolore, democristiana o anche, perchè no, cattocomunista.
Nel paese del cattocomunismo, infatti, le leggi vengono cucite addosso e l’occhio invece che sull’abito cade sull’orpello, costruito con estrema professionalità dal commis di turno. Risultato: le leggi sono scritte coi piedi, ma con la comunicazione politica, il culto del leader e con la demagogia anche la cicuta è buona.

E qualcuno già ci prova a dire che B. starebbe scontando la sua pena, e che la giustizia starebbe facendo il suo corso. Ma B. sta scontando davvero poco rispetto alla gravità del (dei) reato (i) che ha commesso: la pena inflitta è commisurata soltanto al denaro evaso che non si è salvato dalla prescrizione.
Poco importa poi la differenza tra evasione e frode fiscale. L’importante è ciò che la gente crede e vuole capire, perchè se fai credere ciò che più ti fa comodo hai potere. Ed è un po’ come la scoperta dell’acqua calda, ma a noi italiani, si è detto, piace la cicuta. O la minestrina riscaldata, forse il termine rende meglio.

Nel nostro paese, il paese del buon vino, “del domani non c’è certezza”,se vuoi essere lieto, dipende dalle abitudini che hai.
Della legalizzazione della marijuana ne possiamo parlare solo col cipiglio di chi sa, e neanche bene il perchè, che la cosa non può avvenire entro questi attuali, ma pur sempre immaginati, confini politici. Poco importa il fatto che anche i bambini oggi sanno che è una pianta che fa benissimo alla mente e al corpo, che il suo monopolio sanerebbe quasi tutto il debito pubblico e stroncherebbe sul nascere molta retorica in tal senso e che, per trovare uno morto di t.h.c. si è dovuta aspettare la notizia di un cardiopatico russo, il cui arresto cardiaco fa comodo ad una certa parte collegare al consumo di canapa. Pensare che negli anni ’50, negli Stati Uniti, il governo spese addirittura soldi pubblici per l’istituzione di un comitato che si muovesse appunto in questo senso: scovare, per scopi propagandistici, morti sospette da correlare alla marijuana.

Ma noi, per certe cose siamo molto più bravi, non sia mai.

Nel paese fondato sul lavoro, per chi ha un certo reddito, per l’esecuzione delle sentenze a suo carico, a quanto pare, bisogna aspettare più di otto mesi dopo la pronuncia della Cassazione; per chi il reddito invece ce l’ha un po’ più basso l’esecuzione delle sentenze è preventiva.

Nel paese dove “ se sei più a sinistra di noi allora sei fascista” il monarca assoluto di uno staterello straniero supera a sinistra, appunto, anche gli eredi del P.C.I., e può a buon diritto, oggi, dare lezioni di comunicazione, di buona politica e di governo.
Come si decide è affar nostro sia chiaro, ma chi decide non è mai stato in discussione.

E mentre si timbrano i soliti cartellini di elezioni, autunni caldi, occupazioni, F35 si F35 no, Dudù, appropriazioni indebite, notizie non volute dare, suicidi in diretta, Domeniche In, Sanremi vari, poliziotti che ammazzano per sport, il Milan che va male, la crisi e gli 80 euro in più in busta paga, si è già deciso chi deve mangiarci sopra per i prossimi 30 anni.

E’ l’Italia: una “semplice espressione verbale.”

Smirne

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