Dell’odio, della violenza e della cattiveria.

I negri mi fanno schifo, e tu sei un pezzo di merda ti gonfio di botte”. Queste le minacce a chi invoca maggiore integrazione nei territori.

L’ondata di odio e violenza dilaga a Roma Est, nelle strade e sui social. E non si ferma nemmeno a fronte dei palesi tentativi di integrazione dei richiedenti asilo presenti nei quartieri e a pochissimi giorni dal delitto a Centocelle delle tre sorelline Halilovic, morte a causa del rogo doloso del camper dove dormivano. E alla fine minacciano anche noi (audio).

3 roma in meno

Non sta a noi determinare da quale meccanismo derivi l’ondata di odio ingiustificato che attanaglia cuore e mente di molte persone. Un fatto però lo registriamo: privati cittadini, personaggi pubblici, persone anche piuttosto istruite o semplicemente arrabbiate e che non sanno con chi prendersela per una qualità della vita, che a fronte delle sedimentate criticità romane giocoforza si abbassa, si lasciano sempre più andare ad affermazioni inenarrabili contro questa o quella etnia o categoria reputata, a vario titolo e a seconda dell’occasione, responsabile di qualunque disagio viva il cittadino nel quotidiano.L’epoca post ideologica e, soprattutto, l’era 2.0 fanno da vettore. Non è un odio social, è un odio umano, che dalle tastiere si specchia sui muri dei quartieri della periferia est romana che di tutto hanno bisogno tranne che di altre guerre tra poveri.

E’ un odio che non si ferma di fronte a nulla, che parte dalle bocche dei Salvini e dei

Casapund centocelle

militanti dell’estrema destra e si coagula nelle piazze e nelle menti limitate di chi può, per una serie di tristi motivi personali, non avere che pochi occhi, pochi pensieri e soprattutto uno alla volta. Un odio suffragato anche da Casapound, che alcuni giorni prima si era spinto con la sua propaganda proprio davanti al centro commerciale Primavera a Centocelle, luogo del triste evento che tutti conosciamo ai danni delle povere sorelline Halilovic.

Non si ferma la cattiveria nemmeno di fronte alla morte di quelle bambine, colpevoli di essere rom. Una colpa che nelle menti dei personaggi di cui sopra legittimerebbe anche la morte.
Come dicevamo, il vettore dei social li svela, dà probabilmente loro coraggio e una sorta di protezione immaginata e ce li mostra per ciò che sono. Le varie narrazioni top down dei loro padri putativi politici offrono loro la stoffa per un abito che non protegge in realtà, forse non esiste nemmeno, e ogni piccolo re si scopre nudo.
Sono nudi quando berciano che gli immigrati che in questi giorni, anche al fine di tentare di integrarsi, stanno ripulendo le strade dei quartieri: “Fanno solo finta, non puliscono un cazzo” come ripete una certa Elisa Colacino su facebook, nel gruppo Centocelle. O quando un certo Bati Max sempre in quella sede le dà man forte: “A qualsiasi ora li troverete a pulire lo stesso mucchietto di foglie e vi pentirete di aver dato una moneta alla malavita”.

D’altronde cosa ci aspettiamo di apprendere quando c’è gente che parcheggia la propria auto sui fiori che i cittadini avevano deposto in ricordo delle tre vittime di Centocelle?

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Foto di Cecilia Fabiano

Uno sfregio all’umanità, uno schifo” aveva denunciato il verde Rinaldo Sidoli giovedì scorso su facebook, postando una foto che ritrae un’utilitaria rossa parcheggiata così a ridosso dei mazzi adagiati sull’asfalto da schiacciarli con le ruote.
O quando, camminando per le strade dei quartieri, ci imbattiamo in scritte sui muri come: “3 rom in meno”, a pochissime ore dal rogo che non ha lasciato scampo alle due piccole di quattro e otto anni e alla sorella di venti.
E poi ancora commenti social bassi, beceri. Sfottò della più bassa lega, minacce gratuite ed estemporanee (si spera) a coloro che osano difendere ed invocare maggiore tolleranza ed integrazione. Minacce che paiono arrivare da tutti i lati, da masse informi e liquide delle quali non si percepisce la provenienza, ma il cui colpo, sappiamo, arriverà comunque.

Se registriamo anche questo disorientamento non ci possiamo stupire che attacchi xenofobi e fascisti possano provenire anche da chi ha fatto, o fa politica nelle periferie di una Roma est sempre più indecifrabile.
Come quelli di Alessandro Pepe, attivista (o ex) della Lista Marchini nel VI Municipio che

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Alessandro Pepe

si lascia andare in speculazioni contro gli immigrati tipo: “Questi immigrati di merda ci costano 40 euro al giorno!”, oppure: “Andassero al loro paese a risolvere i problemi che hanno”, e ancora: “Molti di loro sono dei soldati tagliagole che dovrebbero marcire nelle galere”. Tutto ciò a causa di una fotografia che ritrae un immigrato che ripulisce volontariamente una delle strade del territorio in cambio di qualche spicciolo per andare avanti. E Pepe, che sostiene: “Lavoro per il Forte Prenestino, io me lo posso permettere di dire che sono delle merde (gi immigrati,ndr) perché sto in politica”, ci ha telefonato in ragione anche del fatto che riteniamo incomprensibili le sue esternazioni e soprattutto nutriamo fortissimi dubbi che presti la sua opera per un luogo di aggregazione come il Forte Prenestino, che da decenni fa anche dell’antirazzismo la sua battaglia.

Peccato che sia stata di fatto una telefonata minacciosa, intimidatoria e, in generale, assolutamente priva di ogni logica. “Sei un pezzo di merda, sei un infame!”, così viene trattato chi si azzarda di difendere uno straniero in cerca di aiuto in Italia.
Una violenza inaudita: “Come ti vedo ti massacro di botte. […] non sai contro chi cazzo ti stai mettendo, gli immigrati mi fanno schifo, mi fanno schifo i papponi come te che ci lucrano sopra!”, e ancora: “Non ti permettere più di puntarmi il dito perché ti gonfio di botte!”.
E per chi non riuscisse a credere alla gratuita manifestazione di odio di cui sopra alleghiamo qui l’audio integrale della conversazione scusandoci nel contempo con i lettori per le volgarità che sentiranno, e sottolineando che continuiamo a credere che questo signore sia un mero millantatore nei confronti di uno dei luoghi simbolo dell’autonomia romana e del quartiere di Centocelle. Oltre che ovviamente, ma l’abbiamo appreso anche in ragione dell’aggressione verbale nei nostri confronti, che sia un personaggio a dir poco pericoloso al quale va tolta come minimo l’agibilità politica, così che sempre meno persone possano prenderlo a modello.

Modelli, certo.
Riteniamo, ma non vogliamo affatto semplificare, che l’odio che aleggia nelle strade, oltre che in rete, sia anche frutto di modelli sbagliati in politica che paiono sempre più suffragare un paradigma costituito da un noi e un loro, modulabile a seconda della storia e dell’agenda, ma che comunque faccia riferimento a questa struttura. Non solo i ‘Salvini’ peraltro, o i fascisti tout court, sono responsabili di questa normalizzazione dell’insulto e della minaccia, ma anche inaspettate Debora Serracchiani che recentemente ha fatto sapere che: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”, misurando di fatto un reato sull’etnia.

Sarebbe ora di guardarci attorno, e forse anche un po’ allo specchio, e prenderci il tempo necessario per capire cosa sta succedendo attorno a noi, a persone come noi, per colpa di persone come noi in preda ad un inquietante male.
Un mostro a tre teste che rispondono al nome di Violenza, Ignoranza e Paura.

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