Di Cicala ci cale eccome

L’impreparazione dei Portavoce grillini del Terzo genera una seconda spaccatura, quella con la base. Fabio Loreti, M5S: “I ‘Cicala’ sarebbero venuti fuori, era solo questione di tempo”.

13043606_958888187559303_2536006475428702192_n

Pasquale Cicala con Virginia Raggi

Come volevasi dimostrare.
L’avevamo previsto, o meglio constatato, recentemente: uno dei problemi principali del Movimento 5 Stelle è la mancanza dei corpi intermedi. Quei corpi intermedi che lavorano per selezionare una classe dirigente adeguata in seno al proprio gruppo evitando scivoloni eclatanti come quello incorso al malcapitato Pasquale Cicala, consigliere del Movimento nel III Municipio, pochi giorni fa. “La coordinazione” tentava di spiegare Cicala: “è maggior tutela. Perché i zingari si spostano da municipio a municipio”. Un intervento, durante una seduta del consiglio municipale in cui si parlava della proposta del Pd di istituire un tavolo sulla sicurezza in ogni municipio, che ha attirato l’attenzione delle testate nazionali per la sua comicità, oltre che per sua incomprensibilità.

Cicala avrebbe voluto semplicemente dire, a torto o a ragione, che a suo parere 15 tavoli sarebbero stati troppi ma il suo ragionamento oltre ad aver fatto sbellicare dalle risate i detrattori del Movimento, ha indignato gli attivisti della base; il suo “Non facciamo atteggiamenti” è ormai un refrain. Insomma, soprattutto a Montesacro, si palesa una delle principali criticità dei grillini: la preparazione. Preparazione non solo in riferimento alle strategie politiche e amministrative da mettere in campo, ma anche rispetto alle competenze di base, quelle logiche e grammaticali. Sì perché, non ce ne voglia il povero Cicala, una tale e disarmante ignoranza non è accettabile, soprattutto quando si vuole rappresentare i cittadini.

Ma Cicala non si è fermato qui. Il giorno successivo al polverone generato dal video del suo intervento sulla sicurezza, contattato da Mauro Evangelisti del Messaggero, il consigliere napoletano si è accorto dell’intervista solo dopo svariate domande del giornalista. Dopo quattro domande nel merito della vicenda, Evangelisti incalzava col quinto quesito: “Di cosa stavate parlando?”, chiedeva Evangelisti alludendo alla proposta sui tavoli per la sicurezza: “Ma lei sta facendo una intervista?”, rispondeva Cicala. Come se i giornalisti lo contattassero per delle telefonate di piacere.

Io di solito non voglio essere ripreso. Non voglio apparire. Sono molto più umile di quanto si crede” si difende Cicala. Ma siamo autorizzati a pensare che non si tratti proprio di umiltà. Probabilmente nel gruppo di maggioranza c’è la consapevolezza di questa situazione imbarazzante e si tenta, a vario titolo, di impedire che venga fuori generando scalpore. Si pensi alla stessa Roberta Capoccioni che, incalzata recentemente sulla vicenda delle competenze dell’Assessore alle Politiche Ambientali Domenico D’Orazio, sentendosi alle corde ci ha minacciato di querela. O alla vicenda che ha coinvolto una nota giornalista locale di RomaToday, alla quale era stato impedito dal Presidente del Consiglio Municipale Mario Novelli di documentare una seduta pubblica. Oppure allo stesso Cicala che pensa che si possa impedire la diffusione della sua immagine quando ricopre un incarico pubblico. Ma la sua immagine, dato il ruolo di rappresentanza, è di pubblico interesse e il giornalista, secondo il Testo Unico sulla Privacy, non ha l’obbligo di richiedere il consenso per la sua diffusione.

fabio-loreti

Fabio Loreti

Ad oggi, anche a causa di questa situazione, assistiamo ad una doppia spaccatura. Non è solo la dissidenza ormai sedimentata dell’entourage della consigliera Francesca Burri a tormentare la Presidente Roberta Capoccioni, ma anche l’accenno di rivolta della base composta dai grillini della prima ora che adesso insidiano la legittimità di Giunta e Portavoce.

Siamo sconcertati anche noi” ci racconta uno dei veterani grillini nel Terzo, Fabio Loreti: “Sapevamo che ‘i Cicala’ sarebbero venuti fuori e che sarebbe stata solo questione di tempo. E non sarebbe neanche l’unico c’è di peggio” ha spiegato. E aggiunge: “Ci ritroveremo domenica con gli attivisti romani all’Auditorium Seraphicum per parlare anche della questione dell’impreparazione dei Portavoce” ci dice Loreti riferendosi all’Assemblea Romana dei Meetup Pentastellati che si terrà domenica prossima in via del Serafico, sottolineando che: “Noi attivisti del Terzo Municipio cominciamo a sentirci in qualche modo traditi”.

Nel frattempo, in attesa dello streaming delle sedute consiliari, oltre a registrare questa nuova spaccatura, speriamo che i vari ‘Cicala’ seguano almeno un corso di italiano.

Cara Minisindaca: Lei ci fa o ci è?

Lettera aperta alla Presidente del Terzo Municipio Roberta Capoccioni.

13151836_1097242950336241_7105181983644303963_n

Roberta Capoccioni

Le scrivo qui, cara Presidente, consapevole che nella migliore delle ipotesi non risponderà alle mie domande.
Le scrivo su questo spazio perché qui è possibile porre qualunque quesito e ricevere qualunque risposta, con qualunque tono, con qualunque forma, e su qualunque questione inerente il Terzo, senza burocrazie ad impedirci una sana discussione politica.

Le scrivo perché è arrivato il momento che questa discussione politica avvenga pubblicamente, in trasparenza e con l’onestà intellettuale che voi 5 Stelle montesacrini non avete mostrato in questi mesi di governo.

Sa, noi giornalisti con le parole ci lavoriamo, e sappiamo riconoscere il loro uso improprio.

Voi, cara Presidente, propugnavate lo streaming in consiglio municipale e invece avete, mediante il Presidente del Consiglio Mario Novelli, impedito ad una nota giornalista locale di documentare una seduta pubblica. E, ripeto, pubblica. Lo avete fatto nascondendovi dietro alla stessa burocrazia farraginosa che tanto odiate a tutti i livelli, dal Parlamento fino agli organi di prossimità. Secondo Lei, cara Presidente, il regolamento municipale ha diritto di prelazione sulla libertà di stampa e quindi sulla Costituzione?
L’amata Costituzione l’abbiamo difesa in molti lo scorso referendum, voi in primis, se lo ricorda?

15941055_10211619726559140_5737324047608196395_n

Domenico D’Orazio

Sempre sulla trasparenza; come si pone rispetto alle reiterate assenze dell’Assessore alle Politiche Ambientali Domenico d’Orazio in Commissione Ambiente? Perché non si presenta e non risponde, come Lei peraltro, alle domande dei cittadini sul parco Bolivar e sulle altre criticità sedimentate del Terzo, ma sui social è sempre pronto a dire la sua su ogni tematica?
Sa, Presidente, se io aiutassi i terremotati o facessi del volontarismo generalista il mio stile di vita e lo pubblicizzassi compulsivamente, non vorrebbe dire necessariamente che possa essere un buon assessore. Si chiama distrazione di massa e sbirciando il blog di Beppe Grillo, si trovano ancora molte invettive piene di giustificato livore sulla questione.

Ancora; come vi è stato possibile non presentarvi al question time del 19 gennaio lasciando vuoti i vostri scranni, voi che avete attaccato pesantemente la scorsa Giunta per mancanza di trasparenza?
Perché vi siete nascosti dietro a una burocrazia inutile, per certi versi inesistente, per atri, per l’appunto, a vostra “stretta interpretazione”?

Si rammenta” dice Lei: “che le disposizioni in materia hanno natura di stretta interpretazione con laquestion-time-deserta-2 conseguenza di attribuire carattere tassativo e non suscettibile di estensione in via analogica a quanto stabilito in maniera dettagliata e puntuale nell’articolo 95 ai punti 3 e 4. Le Question Time quindi devono consistere in una sola domanda, e Lei “chiede pertanto che siano correttamente presentate”. Ciò lo ha sottolineato ben due volte al Presidente Mario Novelli, come se la forma, peraltro male interpretata, debba avere la precedenza sulla sostanza. Come se il metodo dovesse determinare il merito, rimandando il più possibile una discussione che non volete proprio affrontare.

E siamo alla quarta volta consecutiva che la Giunta del Municipio III non si presenta in aula per rispondere alle Question Time. Sei assessori su sei assenti. Eh vabbè ma ai grillini tutto è concesso, no?” è stato il commento di Giordana Petrella di Fratelli d’Italia sulla vicenda. E ha ragione la Dem Federica Rampini a dire che: “In Municipio gli uffici non hanno neanche la carta per le fotocopie però ci chiedono di presentare le domande agli assessori su singoli fogli e non su un singolo numerandole da 1 a 15, altrimenti non vengono a rispondere in Aula a domande chiarissime e di una semplicità assoluta”. Infatti è il concetto di semplicità ad avvicinarsi al punto. Voi avete sempre voluto, a torto o a ragione, semplificare. Ora siete nel pieno del paradosso e del parossismo.

Se ancora siete d’accordo con voi stessi, cara Presidente, fermate d’Orazio: “Le domande al question time, prima del Consiglio Municipale, devono essere trasmesse secondo quanto disposto dall’articolo 95 comma 3 del regolamento municipale che dispone che il question time deve essere redatto con una sola domanda formulata in modo chiaro. Legittimo che la giunta non si presenti, se c’è un regolamento va rispettato da tuttidice ‘Mimmo’ su Facebook. E’ lui il vostro vero responsabile della comunicazione ma non ha forse compreso che nel contempo governa nel territorio ed è un personaggio pubblico. Quindi quello che dichiara d’Orazio, poco importa se sui social o altrove, lo fa anche a nome Suo.

Voi, Capoccioni, pensate che la legalità e la giustizia siano la stessa cosa?
“Staremo a vedere”,
concludono alcuni: “Buono a sapersi che siete così legati alla forma e al regolamento municipale. Questo però deve valere per tutti gli aspetti che regolano i doveri di un assessore municipale. Tuttichiosa Giordana Petrella. Che se non si fosse compreso ve la parafraso: Petrella dice che basta aspettarvi al varco, dato che non siete coerenti. Inoltre Le sottolineo che è inutile che minacciate di querela i giornalisti, cara Presidente; state facendo tutto da soli, noi non facciamo altro che starvi a guardare, perseguendo solamente il principio di verità.

Le do la mia opinione, cosciente che di questa informazione può farne ciò che vuole: secondo me Lei e la sua Giunta non avete la minima volontà politica di risolvere le criticità strutturali del Terzo, è pacifico. Altrimenti non avreste alcun timore a mostrarvi.
Le prove? Guardi, ce ne sarebbero tante, ma preferisco citare l’ipercontemporaneo.
La Sindaca Raggi ha recentemente esultato per il fatto che Roma fosse rientrata fra i 24 comuni che usufruiranno del Bando Periferie 2016 che porterà ben 18 milioni di euro al Campidoglio per interventi di riqualificazione. La linea della Raggi era chiara: “ricucire il tessuto urbano esistente, stop al consumo di suolo, recupero degli spazi aggregativi, sostegno alle piccole e medie imprese locali, sicurezza stradale e mobilità”. Bene, eccezionale, avanti così. Ma il Municipio da Lei governato, tra i più estesi e popolosi della città, non avrà una lira.

Come mai? Nel senso, Lei ci fa o ci è?

La sostanza di cui sopra, in questo caso, sarebbe rappresentata, per esempio, dal Viadotto dei Presidenti,20170122_192857 dalla palestra e dai locali scolastici di via Giulio Pasquati, dal complesso della Maggiolina, dagli spazi pubblici di Tufello e Vigne Nuove. E poi dalla stazione Val d’Ala (sa com’è, l’accesso ai trasporti sarebbe la chiave della trasformazione di un territorio da centrale a periferico e viceversa), dall’inquinamento dei parchi, dalla mancanza di servizi minimi di interi quartieri, e dalle zone a rischio infiltrazione mafiosa. Se lo ricorda il bar One in via Val Padana? Prese fuoco tre volte. Lei sa che a Roma il fenomeno del racket non è proprio rarissimo?
Guardi; nemmeno il peggior Marchionne. Marchionne che oggi, consigliere Dem d’opposizione recita bene la parte dell’indignato e ha ragione: “
Mentre la Presidente Capoccioni era distratta da vicende di poco conto per i cittadini” dice il capogruppo Pd a Piazza Sempione:la Giunta Capitolina ha dapprima scartato tutti i progetti di riqualificazione che riguardavano il nostro territorio e poi, con una variazione di bilancio ha tolto i soldi per la progettazione dello svincolo stradale Prati Fiscali – Salaria – Olimpica, senza che la maggioranza grillina del Municipio Terzo nemmeno se ne accorgesse . Un ottimo lavoro, non c’è che dire

20170122_201024

Il bar ‘One’

Secondo lui, Lei sarebbe statanegligente e incapace. Troppo presa a rimuovere assessori appena nominati e già giudicati incapaci e a reprimere sempre più forti malumori che serpeggiano in seno al M5S locale

Sarà, ma di sicuro un po’ di confusione pare averla; se ci fa, cara Presidente, dobbiamo prendere atto banalmente del fatto che non vuole affrontare i problemi veri. Se ci è però, purtroppo, a noi cittadini non è dato saperlo. Non è che sta tentando di nascondercelo? Non si offenda, è la logica.

Se ci è, cara Presidente, non si vergogni. Smetta di nascondersi e affronti la veritàC’è modo e modo di sbagliare e le certifico che se Lei ammettesse pubblicamente i suoi errori non solo potrà a ragione rimanere a lungo alla Presidenza del Terzo Municipio, ma i cittadini la perdoneranno e aiuteranno.

Insomma; le auguro sommessamente di uscirne bene da questa storia, per il bene di Montesacro. E metto le mani avanti non si sa mai: non mi risponda di porle una domanda per volta, per favore.

La politica dell’attenzione

Guerrilla Marketing, Social Guerrilla, Culture Jamming e il caso Luther Blissett. Fenomeni dell’era dell’informazione obesa che sdoganano definitivamente il passaggio da un’economia delle cose ad un’economia dell’attenzione.

luther-blissett-0

Con il cambiamento del dispositivo di rappresentazione sopraggiunto con la rivoluzione di Internet è sul tema dell’attenzione che si sono cominciate ad elaborare, già per la verità sul finire dell’epoca tardomoderna con i loghi e il concetto di brand, delle strategie oggetto di un continuo lavoro di ridefinizione da parte degli agenti in campo. “La rivoluzione digitale rende sempre più delicato il compito di classificare, assorbire e modulare i flussi di informazioni” dice C. Salmon, aggiungendo che: “Questo problema condiziona tutti i settori della vita economica, politica e militare; gli esperti lo chiamano ‘informazione obesa’”.

Siamo passati da un’economia delle cose ad un’economia dell’attenzione e ciò con il narrative turn è diventato sempre più evidente; nel campo economico sul finire del secolo scorso ci si è accorti del repentino passaggio della predominanza sul mercato prima dal prodotto al brand, e poi dal brand alla story. Lo storytelling diventa l’arma più incisiva, anche unitamente ad una performance, per agire sull’aumento e sul calo delle vendite.

Negli anni ’90 i grossi marchi come Nike o Mc Donald si trovarono ad affrontare una crisi dovuta adfake-gradeaa un campo mediatico ancora sostanzialmente autonomo che, mediante l’uso esperto della narrazione, seguitava a screditarli ed esautorarli. Naomi Klein sostiene che: “Il branding è come un palloncino che si gonfia con estrema facilità ma che in fondo è pieno d’aria”. E dunque è normale che gli agenti dei campi antagonisti si siano “armati di spilloni e non vedano l’ora di far scoppiare i palloncini”. Agenti, questi, come gli artisti puri e i giornalisti che hanno fatto scoppiare scandali come quelli degli sweatshops e che hanno mostrato, mediante performance e sabotaggi, l’ipocrisia delle campagne pubblicitarie dei colossi industriali.

Ma sappiamo che lo spirito del capitalismo di stampo neoliberista tende a trarre vantaggio dalle critiche dei propri avversari, assorbendone facilmente metodi e tecniche. Nasce un management dell’attenzione, con l’obiettivo di aumentare il proprio potere di persuasione utilizzando proprio quei mezzi artistici sfruttati in precedenza per esautorare il campo economico. Questa è stata la reazione del neoliberismo. Emblematica è in tal senso l’operazione dei pubblicitari della Nike del 2004 che fece credere, grazie alla complicità del quotidiano Repubblica, che sui tetti dei palazzi romani si svolgessero fantomatiche partite di calcetto alle quali partecipava anche il noto calciatore romanista Daniele De Rossi. Una sceneggiatura in piena regola, un copione intriso di dettagli e riferimenti collaterali: una story. Ma era tutta una bufala architettata dalla società di comunicazione Sartoria, sul libro paga della Nike.

guerrilla-marketingPer la precisione l’operazione di Sartoria va collocata nell’ambito del Guerrilla Marketing, cioè un insieme di strumenti di comunicazione a basso costo e non convenzionali il cui uso è finalizzato alla promozione di prodotti attraverso l’uso di stratagemmi creativi che possano stupire il pubblico e catturare l’attenzione dei media. Ciò si accentua in presenza di una performance più complessa e articolata che giocoforza affonda i propri perni nell’arte contemporanea. A suffragio di ciò in molti ricorderanno la storia de ‘La guerra di Riccione’ dell’estate 2001, che ha colpito la nostra attenzione proprio per la clamorosa esplicitazione dell’intera procedura, suddivisa in quattro fasi principali, che, oltre a costituire una vera e propria griglia strategica reiterabile, non può che farci tornare alla mente i metodi dell’arte concettuale e del ready made sopraggiunti in epoca tardomoderna.

Una enorme performance organizzata con il coinvolgimento dei media e in interazione dinamica con altri agenti volta unicamente ad attirare l’attenzione; questo è Guerrilla Marketing. Con la differenza che in questo caso gli artisti ingaggiati non lavorano sulla funzione autore, ma sulla funzione decisa dai committenti, in questo caso l’aumento del turismo. Dal punto di vista del campo economico – finanziario l’utilizzo del readymade, della performance e della story è stato il banale passaggio degli anni ’80 nel quale si decretava che le tecniche artistiche di questa matrice potessero essere vantaggiose per il mercato pubblicitario e per tutte le aziende.

enjoycapitalismUn esempio di appropriazione, invece, dei mezzi artistici in questo senso appannaggio del campo politico è costituita dal Social Guerrilla. Negli anni ’80 si assistette anche a pratiche controculturali antagoniste rispetto ai valori del consumismo e queste facevano e fanno uso delle teorie del Culture Jamming che è in tutto e per tutto un’arte con evidenti connotati dadaisti. La sua pratica consiste nella decostruzione di testi e di immagini dei media attraverso la tecnica dello straniamento e del détournement. Ciò che viene fuori è un messaggio di critica radicale del campo economico che avviene per mezzo dello stravolgimento del suo apparato ideologico, nel tentativo di fare del consumatore un soggetto attivo invece che passivo. Non sono sabotatori, ma intellettuali. Dicono i ‘jammers’: “Usiamo i cardini del marketing per fare antimarketing. Laddove le grandi compagnie hanno speso milioni di dollari per le loro campagne di marketing loro riescono a defeticizzare i marchi. I jammers sono coloro che organizzano le campagne contro le marche ritenute colpevoli di attentare all’uomo e alla natura, e lo fanno sabotando pubblicità, clonando siti, ridistribuendo informazioni riservate e proponendo stili di vita, modi di pensare e agire alternativi grazie a un riadattamento del concetto di guerrilla”.

Forse a qualcuno tornerà alla mente il caso Luther Blissett, eccezionale esempio di Socialluther-blissett-300 Guerrilla volto a mettere a nudo i meccanismi mediatici contemporanei imperniati sulla ricerca smodata del sensazionalismo e che giocano spesso sull’isteria collettiva. Infatti, come noto, il collettivo Luther Blissett, del quale si è sospettato a lungo che ne facesse parte anche Umberto Eco, ha operato negli anni ’90 mediante imprese situazioniste atte a dimostrare la malafede della sfera mediatica mainstream cooptata dal campo economico in fase di ipertrofia. La sfera mediatica, come accennato, se esautorata dal campo economico rivolge le sue attenzioni più sulla diffusione di story sensazionalistiche al fine di vendere più copie di giornale o aumentare lo share, piuttosto che offrire un servizio fondamentale alla collettività perseguendo il principio di verità. La beffa alla casa editrice Mondadori del ’96, al programma televisivo ‘Chi l’ha Visto’ del ’95 o la storia della prostituta che per vendetta bucava i preservativi per contagiare i clienti sono in tal senso emblematici. E lo è soprattutto la storia dei sacrifici satanici di Viterbo, una beffa durata più di un anno ai danni dei vari organi di informazione che più di altri in quel momento storico, basavano la propria politica aziendale più sulla diffusione (e invenzione) di fatti scabrosi, piuttosto che di fatti di ben altro interesse pubblico.

Quali sono gli obiettivi di Luther Blissett?” scriveva su Repubblica Loredana Lipperini nel ’97, affermando che questi erano: “Seminare il panico tra i media dimostrandone la vulnerabilità: ovvero spacciando loro notizie false ma molto verosimili, e comunque in linea con i grandi temi che il ‘guerrigliero multiplo’ attribuisce all’isteria collettiva”.

Grazie ad operazioni e performance come quelle di Blissett sappiamo che è facile mandare in corto circuito i media offrendo loro storie credibili soprattutto se questi media sono esautorati e cooptati, ed essendo il sistema dell’informazione strutturale per il buon funzionamento della società questo, implodendo, coinvolge anche altri campi ed altri agenti. Sappiamo che se vi sono media che preferiscono uno storytelling privo di fondamento al principio di verità allora le norme deontologiche della sfera giornalistica non fungono banalmente da contrappeso. Sappiamo che c’è una perenne domanda di narrazione sensazionalistica e questa per lo più viene soddisfatta all’interno di una logica utilitaristica e consumistica, ovvero il mercato tende ad andare ad occupare lo spazio di un servizio che ha una funzione sociale. Sappiamo, infine, che è possibile organizzare strategicamente il capitale artistico per il raggiungimento di uno scopo e ciò può essere realizzato in maniera integrata e dinamica con gli agenti in campo.

Ma se è stato possibile negli anni ’90 evidenziare tali criticità sostanzialmente con la diffusione di vere e proprie ‘bufale’, con lo sviluppo del 2.0 che cosa potrebbe succedere? Il problema della selezione dell’informazione, in un mondo pervaso dai social network, diventa strutturale? La logica spersonalizzante di questa nuova era nel campo dell’informazione modifica gli stili di vita e il funzionamento del suo campo di riferimento?

Montesacro: quali sono le Politiche Ambientali?

Domenico D’Orazio, l”assessore poliziotto’ dopo sette mesi di mandato si è concentrato per lo più su comunicazione, spazzamento stradale e raccolta delle segnalazioni. Non sappiamo però quali sono le sue progettualità rispetto ai problemi ambientali sedimentati del Terzo Municipio. E la maggior parte di ciò che sembra realizzare non dipende direttamente da lui.

mimmo

Domenico D’Orazio

Dopo sette mesi di amministrazione municipale l’Assessore alle Politiche Ambientali Domenico d’Orazio continua ad accumulare motivi di delegittimazione, nonostante la fiducia riposta in lui dalla Minisindaca Roberta Capoccioni. La presidentessa aveva interpretato bene gli umori della popolazione locale, assegnando al noto ‘Mimmo’ un posto in giunta, quello che più pareva adattarsi alle competenze di D’Orazio, ovvero l’Assessorato alle Politiche Ambientali.

In molti già avevano storto il naso quando seppero della sua nomina da parte dei 5 Stelle: infatti D’Orazio nel 2008 figurava nella Lista Civica per Rutelli a sostegno del candidato presidente Alessandro Cardente del Pd e non in quella Amici di Beppe Grillo in appoggio a Gianfranco Cacciante. Nel 2013 inoltre faceva parte di Civica in Quarta che non sostenne il candidato grillino Moretti, ma appoggiava il candidato Dem Paolo Marchionne. Per molto meno l’Assessore alla Mobilità del XII Municipio Roberto D’Alessandria fu cacciato in meno di 24 ore.

Al di là di ciò è questa volta sulle sue reali competenze da Assessore che ci poniamo seri interrogativi. Infatti già sospettavamo in tempi recenti che D’Orazio non avesse un programma di medio/lungo termine nel suo campo.

A sette mesi dalla sua nomina è solo l’attività di spazzamento stradale ad essere oggetto di tutta la sua comunicazione, unitamente ad un’attività di controllo dell’attività locale di Ama, spesso a carico di cooperative, che sembrerebbe però adattarsi ad altre figure amministrative e politiche e non ad un Assessore, che invece dovrebbe pianificare quella che è la sua idea di territorio, palesarla e porla in essere. Il Parco Bolivar, il Parco Talenti e quello Delle Valli, le riserve naturali, il TMB Salario e, in generale l’idea vera di ‘politica ambientale’ locale non viene mai comunicata dalla figura politica più prossima ai cittadini, ovvero l’assessore locale. “E’ vero” dice la presidentessa Capoccioni “forse non siamo bravissimi a comunicare, ma assicuro che D’Orazio sta facendo un gran lavoro, l’attività di controllo è una di queste. Abbiamo riscontrato infatti che molto spesso l’attività di pulizia straordinaria e ordinaria non veniva espletata o espletata male”.

Sarà, ma l”assessore poliziotto’, a giudicare dagli atti, dalla sua comunicazione e, più in generale, dalla sua scarsa attenzione sulle problematiche strutturali e sedimentate, baserebbe molto del suo lavoro sulla pubblicizzazione, soprattutto sui social network, delle attività di spazzamento stradale e pulizia, mansioni a carico però di Ama. Sui social, inoltre, Mimmo raccoglie molte segnalazioni rispetto allo stato dell’arte delle alberature, sull’impatto del fogliame sulle strade, sulla situazione dei cassonetti oltre che della pulizia stradale tout court. E, considerando la mole di segnalazioni, con tutta probabilità i cittadini hanno cominciato a pensare che il cronoprogramma di Ama e relative cooperative dipendesse proprio da D’Orazio. Ma, come ci conferma anche l’ufficio stampa di Ama: “Ciò non dipende affatto dagli assessori locali e nemmeno dal Municipio, ma da noi che poi decentriamo”. Insomma pare che ‘Mimmo’ sia rimasto ai tempi del CdQ Serpentara a giudicare dalla reiterata attività di denuncia, a fronte invece di ben altre problematiche.

Problematiche sulle quali l’assessore in questione non ha mai sottolineato la parvenza di una progettualità. Quali sono le sue posizioni sull’inquinamento delle Riserve Naturali del terzo, sulla riconsegna del Parco talenti e del Parco Bolivar alla cittadinanza e sulle annose vertenze, su salute e vivibilità, che ha generato il TMB Salario, non lo sappiamo. “Sul parco Bolivar chi ha raccolto di più la nostra voce è stata in primis la consigliera Burri e poi la Presidente Capoccioni. Mimmo D’Orazio, a fronte delle nostre richieste, non è mai stato chiaro e, più in generale, mai pervenuto” ci dice la Presidentessa del Comitato Città Giardino Simona Sortino, che da anni segue la questione.

Insomma abbiamo l’impressione che l’Assessore D’Orazio abbia capito male quello che dovrebbe essere il suo lavoro. L’Assessore alle Politiche Ambientali, che seguita a non rispondere alle nostre domande, ha il dovere di realizzare un progetto imperniato sulla sua idea di Ambiente e Territorio e poi cercare di porlo in essere. L’attività di controllo e raccolta delle segnalazioni rispetto allo spazzamento delle strade costituisce invece un’attività collaterale per un Assessore. Va da sé che se ci si concentra maggiormente sui dettagli non solo si perde di vista il vero obiettivo che implica il suo incarico, ma si rischia di gettare fumo negli occhi ai cittadini che seguitano a credere che Domenico D’Orazio si stia dando davvero da fare, quando in realtà non è così.

Potere della pubblicità. Potere dei social. Ma governare è un’altra cosa.

Movimento 5 Stelle: è piena crisi anche a piazza Sempione.

Apocalisse prevedibile in Campidoglio in seguito alle dimissioni di Muraro e all’arresto di Marra, ma le cui avvisaglie si manifestavano già nei territori. Ecco le 5 principali criticità dei 5 Stelle montesacrini, accumulate dopo sei mesi di amministrazione.

20161129_164237

E’ piena crisi per tutto il Movimento 5 Stelle romano e risalgono a pochissime ore fa le indiscrezioni che raccontano di un Grillo furioso che starebbe pensando di ritirare il simbolo del Movimento a tutto l’apparato capitolino.

Ma le avvisaglie di questa apocalisse erano già registrabili nei territori tempo fa. Nel Terzo Municipio, per esempio, in sei mesi sono state varie le incongruenze, le difficoltà e le contraddizioni che hanno coinvolto la giunta Capoccioni. Se adeguatamente decriptata la situazione risulteranno più chiari tutti i nervi scoperti di questa amministrazione, segnata in ultima analisi, da una enorme incapacità politica frutto della mancanza di formazione specifica. Non stiamo parlando solo dell’incapacità di governare: l’inefficacia dell’azione politica si manifesta su più fronti in maniera integrata e dinamica e va dal saper coordinare il proprio gruppo, al prevedere conseguenze imminenti, dall’elaborazione di programmi sul medio/lungo termine al rapporto con i media, dalla pianificazione di eventi culturali caratterizzanti alla pura attività amministrativa.

Sono cinque, guarda caso, le principali criticità del Movimento 5 Stelle locale.

-1 La natura stessa del Movimento alla lunga crea immobilismo. Il Movimento 5 stelle ècapoccioni-raggi caratterizzato da un bacino enorme di persone deluse dai partiti che votavano in precedenza. E questa gente è rimasta comunque di destra o di sinistra, con idee fortemente ideologiche rispetto a molti temi sociali, come l’immigrazione e i diritti civili. Questo è il cuore della politica: nel campo politico non si può sopravvivere soltanto con l’ambientalismo, il civismo, il localismo e la propaganda contro i partiti e le mafie. La situazione del Terzo non fa eccezione.

-2 La mancanza di corpi intermedi. Uno vale uno è una fesseria. Il parere del buon Proietti non
varrà mai come quello di un Imposimato, come quello di Kalenda non potrà mai valere come quello di Arrigo Sacchi. E’ banale ma questo per anni è stato uno slogan fortissimo che semplicemente descriveva la liquidità del web e la applicava al reale. Il meet up non basta; serve scuola politica, coordinatori, responsabili organizzativi, una discussione in seno al Movimento locale coordinata e basata su organi interni. Insomma tutto quello (a livello di organizzazione interna) che i partiti hanno sempre avuto e che il Movimento non ha e ripudia. “
Meno facebook e più azione nel territorio” propugnava Capoccioni mesi fa, ma questo non è possibile se non si distribuiscono mansioni e poteri internamente prima che esternamente con i portavoce.

-3 La nomina di Giovanna Tadonio, moglie di Marcello De Vito (suo malgrado capocorrente a

de-vito-family

I coniugi De Vito

Montesacro) ad assessore alla Sicurezza, Personale e Polizia Locale. Sebbene la Capoccioni abbia sempre dichiarato che: “Giovanna questa delega se l’è meritata sul campo con il suo attivismo e le sue competenze specifiche” in sede di nomina non si è tenuto conto delle prevedibili accuse di parentopoli che per ovvie ragioni in queste ore tornano alla mente.

4 La nomina di Domenico d’Orazio ad assessore alle Politiche Ambientali. D’Orazio nel 2008 figurava nella Lista Civica per Rutelli a sostegno del candidato presidente Alessandro Cardente del Pd e non in quella Amici di Beppe Grillo in appoggio a Gianfranco Cacciante. Nel 2013 inoltre faceva parte di Civica in Quarta che non sostenne il candidato grillino Moretti, ma appoggiava il candidato Dem Paolo

mimmo

Domenico D’Orazio

Marchionne. Per molto meno l’Assessore alla Mobilità del XII Municipio Roberto D’Alessandria fu cacciato in meno di 24 ore.
D’Orazio inoltre è molto amato per la sua attività di volontario Cri e molto attivo sui social, cose che rendono comprensibile la sua nomina, ma sebbene molto efficiente su questioni impellenti (e anche essendo molto abile a pubblicizzarsi) ‘Mimmo’ non ha un programma di medio/lungo termine nel suo campo.

– 5 La ormai antica spaccatura interna che si manifesta a piazza Sempione come una minoranza nella maggioranza. Una fronda difficilmente sopportabile. Questa situazione promossa dalle personali aspirazioni politiche di Moretti, Digiacinti e Burri ha già esposto L’Assessore Sartiano ad accuse di conflitto di interesse, prodotto atti e sprecato soldi pubblici per azioni inutili sulla vertenza del TMB Salario contravvenendo alla linea della giunta (e dei cittadini) in materia, redatto una richiesta formale di revoca degli assessori Tadonio e D’Orazio, inviata a Roberta Capoccioni e per conoscenza anche a Virginia Raggi.

burri

Francesca Burri

Ma è il tono e l’intensità del dissenso interno a far riflettere per gravità e grevità: “È ormai acclarato che lo sport “nazionale” della Banda Capoccioni è prendere sberle (metaforiche) come se piovesse facendo supporre che la loro “scesa in campo” fosse primariamente indirizzata a fare figuracce da peracottari” scrivono nei meandri dei social. Frasi suffragate da sparuti gruppi di attivisti e dai consiglieri disobbedienti. Ancora: “Non sa, la “bruttina dentro” (Capoccioni, ndr), che paventare punizioni senza spiegare esattamente da cosa deriverebbero è un reato? Accidenti, ho detto una corbelleria, chiedere competenze a persone scelte dalla “Faraona” (Numida meleagris) è una bestemmia”, e poi: “Chi conosce la signora in questione (Capoccioni, ndr), era già a conoscenza della sua propensione all’interpretazione delle norme permeata di quel vago afrore caprino dovuto, per una parte, alla sua limitazione di studi in merito e, sostanzialmente, ad un carattere tipico del “domesticus” o del “libertus” del tardo impero”. Insomma una fronda che produce anche una narrazione bassa, becera, che si sofferma molto su questioni personali e non politiche; si arriva a criticare i rapporti sentimentali della presidente, si tirano in ballo “ex fidanzati della Capocciona”, il modo di vestire della Presidente insultandola in maniera a dir poco creativa, per usare un eufemismo. Questo fenomeno non è mai stato affrontato, si è sempre fatto finta di nulla facendo incancrenire il problema. Anche in questo caso sono moltissimi gli esempi analoghi che hanno generato delle ovvie espulsioni dal Movimento ma nessuno del Movimento 5 Stelle del Terzo ha mai chiesto a Grillo di prendere provvedimenti.

Le conseguenze di ciò, ad oggi, sono sotto gli occhi di tutti.

Migranti: per la giunta Raggi il problema non esiste. E Baobab Experience lancia l’operazione ‘Proteggiamo le persone, non i confini’.

Alle 14.00 il corteo partirà da Piazza della Repubblica: “Perché l’unica soluzione è un’accoglienza dignitosa”. La criticità è strutturale e permanente ma l’attuale amministrazione pentastellata fatica a prendere una posizione. Il sospetto è quello della mancata volontà, da parte della Raggi, di affrontare temi ‘ideologici’ per non scontentare alcuni segmenti di elettorato.

15181522_1168341533242597_2354239528818972277_n

Saranno tre le proposte concrete elaborate da Baobab Experience e alcune delle realtà che domani prenderanno parte ad una manifestazione che si aspettava da tempo, considerando anche che il tema migranti a Roma non è in agenda da un bel po’. Ci saranno, oltre ai ragazzi di Baobab, anche Amnesty international, Medici Senza Frontiere, la Cgil, associazioni studentesche, i Radicali, DaSud, Sinistra Italiana, Prc e moltissime altre realtà della sinistra romana per sostenere una proposta che si sostanzia in tre punti principali: la realizzazione di un centro primissima accoglienza per i migranti, di un tavolo permanente di confronto con le diverse realtà che si occupano di accoglienza nella capitale al fine di sviluppare un sistema che sia in grado di garantire e promuovere i diritti fondamentali dei migranti, e il monitoraggio delle attività dell’Ufficio Immigrazione della Questura affinché non si verifichino più violazioni sul diritto alla richiesta d’asilo.

Quest’ultimo punto molto importante perché ogni giorno a Roma continua ad esserci un15349622_1182620395148044_8960431501059739024_n cattivo funzionamento dell’accesso alle procedure” dice Viola de Andrade Piroli di Baobab Experience. Associazione questa che dopo lo sgombero del 2015 dalla sede in via della Cupa ha continuato la sua attività di accoglienza in strada, a piazzale Spadolini presso la stazione Tiburtina, fornendo ai migranti cibo, orientamento, qualche sacco a pelo, assistenza legale e anche sanitaria grazie a Medici per i Diritti Umani.

Questo nonostante la giunta Raggi, mediante l’assessore alle Politiche Sociali Laura Baldassarre dal 1 dicembre scorso abbia nascosto la polvere sotto il tappeto grazie al Piano Freddo, il protocollo che scatta ogni anno e che determina l’apertura di diverse strutture per fornire i posti letto necessari (quest’anno sono 500) per accogliere i senzatetto. I senzatetto però; sui migranti non è stato posto in essere alcun programma. “Col Piano Freddo la giunta ha potuto far spazio nel centro della croce Rossa di v. del Frantoio che si occupa della prima accoglienza dei migranti che arrivano a Roma spostando molti migranti in realtà fuori Roma” spiega la Pirolo, sottolineando che: “in questa maniera alla settantina di persone che dormiva in strada a piazzale Spadolini e a cui noi prestavamo accoglienza è stato dato rifugio e questa per noi è una conquista, ma il punto è che i migranti continuano ad arrivare”.

Insomma l’emergenza migranti è strutturale e permanente e anche se è vero che ad oggi, complice il minor flusso dei mesi invernali e lo stesso Piano Freddo, il problema è meno evidente, andrebbe affrontato con un protocollo apposito che tenga conto delle specifiche esigenze del migrante che non è un semplice senzatetto ma una persona alla quale è necessario fornire adeguato orientamento su più fronti, in primis quello legale in quanto legato alle richieste di asilo.

15400583_1183600881716662_7126781887983261524_nMa il Campidoglio da quell’orecchio pare non sentirci, e le ragioni potrebbero stare nella particolare natura ideologica (attribuita o meno) della vertenza che potrebbe aver generato la paura di scontentare l’elettorato di destra dei 5 Stelle: “Il Comune ha rivendicato un successo importante su questa battaglia, ma per noi non è così. Stiamo ancora aspettando l’autorizzazione per un presidio di prima accoglienza e un infopoint appena fuori dalla stazione Tiburtina” fanno sapere da Baobab, e precisano: “Lo stesso giorno in cui hanno dichiarato di aver risolto il problema hanno anche aggiunto che l’autorizzazione sarebbe arrivata a breve, ma non è stato così. Noi di fatto rimaniamo lì, con il nostro presidio non autorizzato e che non è sostenuto in nessun modo. Da qualche settimana ci hanno impedito anche di mettere delle tende per la decina di persone che ancora dorme in strada perché v. del Frantoio è nuovamente al completo e il numero di migranti è destinato giocoforza ad aumentare” hanno poi concluso.

Terzo Municipio: chiuso il Brancaleone a seguito di un’indagine sugli spazi in concessione

Sequestro e indagine per morosità e furto di energia. Anche questa inchiesta è figlia della delibera 140 del 2015. Fassina: “Si sta prefigurando uno scenario inquietante”.

7152858-u43040552767777rxc-u432501054756732vlg-1224x916corriere-web-roma-593x443

Per i romani era il ‘Branca’, lo storico spazio sociale di via Levanna, ma nella mattinata del 14 dicembre le forze dell’ordine, di concerto con i vigili urbani, hanno dato esecuzione alla richiesta di sequestro per occupazione abusiva da parte della magistratura.

L’azione contro il Brancaleone si collocherebbe nell’ambito dei controlli sugli spazi pubblici in concessione a seguito della delibera 140 del 2015 emessa dalla giunta Marino, e che sia la gestione commissariale di Tronca che la giunta Raggi hanno portato avanti. E per lo spazio spazio sociale a ridosso di piazza Sempione pare che la concessione sia scaduta già da alcuni anni.

brancaleone-sigillatoDicono gli attivisti: “La concessione è scaduta da quattro anni, abbiamo fatto richiesta per il rinnovo ma il Comune non ci ha mai fatto sapere nulla. Inoltre, sempre secondo la magistratura, dei circa 1300 euro mensili di affitto ne venivano versati soltanto la metà.
Abbiamo provato ad ottenere il riconoscimento dei lavori fondamentali e economicamente importanti di messa in sicurezza e recupero dello stabile abbandonato, ma anche qui nulla” hanno aggiunto i militanti che, dopo la delibera, dovrebbero versare al Campidoglio circa 370mila euro di arretrati, cifra enorme in quanto calcolata sui prezzi di mercato.
Durante le operazioni di sgombero e sequestro una persona è stata fermata e poi rilasciata e, secondo alcune agenzie, ad aggravare il quadro ci sarebbe anche un allaccio all’energia elettrica non autorizzato.

In tutto i sigilli hanno coinvolto una palazzina di tre piani e una ex scuola, risparmiando solo labrancaleone-640x330 ‘main room’, la stanza utilizzata come discoteca, attività che il Brancaleone negli ultimi anni aveva accentuato in quanto aveva gradualmente perso nel tempo, dopo l’occupazione del 1990, la sua matrice politica per trasformarsi in semplice luogo di ritrovo per i giovani.

Ancora uno sgombero a Roma nei confronti di una realtà culturale e sociale che da sempre rappresenta un punto di riferimento per la città ha dichiarato Stefano Fassina, consigliere capitolino di Sinistra x Roma, sottolineando che: “Si sta prefigurando uno scenario inquietante: sono ormai decine le realtà che operano in ambito culturale e sociale sgomberate o che rischiano lo sfratto nei prossimi giorni. Per quelle colpite dalla 140 presenteremo in assemblea capitolina, nel corso della discussione sul bilancio, un ordine del giorni per chiedere una sospensione degli sfratti in attesa di un regolamento per l’uso sociale del patrimonio capitolino”. Insomma per la sinistra romana siamo di fronte all’ennesimo attacco a quelle forme alternative di associazionismo che sono parte integrante del welfare cittadino.

E’ la fine dei Guru.

Brexit, Trump, l’affermazione dei populismi di varia matrice, la vittoria del No al Referendum Costituzionale e le dimissioni  di Renzi. Un filo rosso che ci mostra il fallimento della comunicazione politica  neoliberista imperniata su storytelling e alti investimenti economici.

15241389_10209919144128335_5547184151189643638_n

Con la vittoria del fronte del No al referendum costituzionale sembra essere definitivamente chiusa l’epoca dei guru della comunicazione politica e delle campagne elettorali ad alto budget.
Peraltro la Brexit, l’affermazione in generale dei movimenti populisti in tutta Europa e l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti avevano già palesato una tendenza che oggi è sempre più un dato di fatto in campo politico.

In Italia il primo fallimento clamoroso dei grandi manager dello storytelling dei grandi spin doctor lo decretò l’insuccesso elettorale di Mario Monti alle elezioni del 2013, dove il lavoro di David Axelrod, l’architetto dei successi elettorali di Obama, risultò inutile e a tratti maldestro. Inutile dire che questi professionisti costano, e costa molto anche la loro strategia basata su un alto budget investito per lo più sul tentativo di attirare i media e manipolarli mediante la creazione perenne di storie da fornire loro. Questa attività implica anche la costruzione continua di un personaggio e di una scenografia/contesto (vedi le grandi kermesse politiche che somigliano sempre più a dei concerti pop).

L’ingaggio da capogiro, circa 400mila euro, di Jim Messina, ex consulente di Obama, Rajoy e Cameron (chemessina fece la stessa fine di Renzi), reclutato dal Pd per la campagna referendaria persa male, dà da solo la misura di quanto, il gap tra politica e cittadino si aggravi in maniera direttamente proporzionale al peso delle tecniche importate dal campo economico/finanziario sulle campagne elettorali. O se volete, banalmente, la forza del denaro in epoca post materialista incide sempre meno sugli esiti elettorali.

Sempre in riferimento alla campagna referendaria per il Si, secondo un’interrogazione di Sinistra Italiana, il Partito Democratico avrebbe speso circa 10 milioni di euro. I comitati del No invece circa 300.000 euro. Solo le lettere inviate ai circa 4 milioni di italiani iscritti nelle liste elettorali all’estero sarebbero costate al Pd circa un milione di euro. Questo secondo una ricostruzione fatta dagli interroganti, che hanno calcolato “le tariffe reperibili sul sito di Poste Italiane e di altri operatori italiani ed esteri” e le spese di stampa dell’opuscolo.

Altri 2,7 milioni di euro, continua l’interrogazione, sarebbero stati investiti dal Pd e dai gruppi parlamentari Dem di Camera e Senato per consulenze, produzione e diffusione di mezzi di propaganda a favore del ‘Comitato Basta un Sì’. Cifre raccolte, così si legge, “dalle notizie di stampa e da dichiarazioni rese da esponenti del Partito democratico”. La voce più importante, però, riguarda i depliant che Matteo Renzi aveva annunciato di voler inviare a tutti gli italiani. Circa 26 milioni di famiglie, il cui costo, secondo una stima approssimativa sempre elaborata dagli interroganti, ammonterebbe ad un importo non inferiore ai 6.500.000 di euro.

Il comitato per il No presieduto dal professor Alessandro Pace ha investito 300mila euro al massimo, “frutto di donazioni private, quasi tutte da 5 fino a 100 euro” dice Antonello Falomi tesoriere del comitato.

Il Movimento Cinque Stelle ha investito più o meno la stessa cifra, 300mila euro. Una parte dei fondi è arrivata dai gruppi parlamentari grillini, ma la maggior parte sono il frutto di donazioni e piccoli finanziamenti privati. “Circa 50mila euro sono serviti per stampare volantini e manifesti”, racconta il deputato Andrea Cecconi, presidente del gruppo pentastellato. La Lega nord avrebbe investito, invece, ancora meno: circa 200.000 euro hanno fatto sapere da via Bellerio.

Un quadro questo in linea con la situazione anche degli Usa, dove l’affermazione di Trump ci diceva già che è possibile ottenere una visibilità straordinaria allocando un budget ben inferiore a quello degli avversari che potevano contare su uno staff di comunicazione ben più strutturato. La campagna della Clinton, organizzata guarda caso ancora una volta da Jim Messina, secondo il resoconto pubblicato a fine ottobre dalla Commissione Federale per le Elezioni sarebbe costata circa 83 milioni di dollari mentre Trump si sarebbe fermato a soli 70 milioni.
Un’altra differenza è sicuramente il numero delle persone sui libri paga: la candidata democratica avrebbe pagato 800 persone contro i soli 350 impiegati e consulenti di Trump.

trumpMa la cosa interessante è che mentre la Clinton ha investito la maggior parte delle sue risorse per aggiudicarsi canali mediatici mainstream (giornali, televisione) per il suo racconto, Trump ha puntato tutto sulla pubblicità low cost del 2.0 sfruttando magistralmente i social, creato spesso un clamore premeditato mediante dichiarazioni in 140 caratteri su twitter al solo scopo di scalare la catena mediatica e attrarre per magnetismo i media su di sé. E per fare ciò è risultato strategico più dinamico della Clinton anche sui social; un tweet della Clinton prima di essere pubblicato doveva essere approvato da molti membri dello staff, Trump invece è stato ‘senza filtri’ in tutti i sensi al fine di trarne vantaggio. Un vantaggio a costo zero.

Zugzwang: obbligati a muovere.

Nella serata del 2 ottobre scorso, in occasione del tredicesimo anniversario della ciclofficina popolare Don Chisciotte, presso il Csoa Exsnia, è andata in scena l’undicesima performance del gruppo di giovani poeti metropolitani. Un nuova visione apocalittica della società urbana, violentemente accompagnata verso la sua definitiva sconfitta, prelude giocoforza ad un nuovo inizio artistico, politico e culturale.

regicidio

Tre giovani poeti urbani, Guido Casadei, Andrea Procaccino e Daniele Giuliani, accompagnati dalle musiche di Riccardo Anzalone, sono gli Zugzwang, che rappresentano e incarnano la sua metafora.

Lo Zugzwang, precisamente, è una parola tedesca che indica una situazione scacchistica, in cui chi ha l’iniziativa, cosa che normalmente rappresenterebbe un vantaggio, ha a disposizione solo mosse sfavorevoli, che lo portano a perdere pezzi o la partita.

Zugzwang è quindi l’obbligo a muovere in una situazione senza scampo. L’analogia riguarda banalmente la vita e la condizione umana decadente contemporanea, che nei paesaggi suburbani si accentua diventando frenetica e liquida, fino alla perdita del senso. “La vita umana in genere è oggi piena di finte scelte che portano ad esiti disastrosi” ci dicono, aggiungendo che: ”noi accettiamo l’ineluttabilità di questa condizione, la assumiamo, la innerviamo nei nostri lavori e così facendo tentiamo di riscattarci dal destino di frustrazione contenuto in una vita fatta di scelte che hanno sempre il retrogusto della réclame”.

regicidio-2E allora la Capitale diventa “colla sopra il volto” a fissare “nuove maschere per fughe a perdifiato”. I personaggi, reietti, dimenticati, anacoreti 2.0, fini ciarlatani che mentono costretti dai modelli sociali odierni fino a credere pacificamente alle loro stesse bugie raccontate per sopravvivenza, diventano invisibili, “ogm di sé stessi per orgasmi cibernetici”.

Ancora; tutto si mischia, si accoda immobile destinato ad un unico movimento prevedibile e conformista, ansioso e mai contrario come un “sottoproletariato bestiale, formiche metropolitane in zona maghrebina su autobus di periferia ad un semaforo rosso”. Sparisce il crepuscolo nei loro scenari, tutto è sincretico ma omogeneo in una perenne, per l’appunto, opera di omologazione avvolta in una “tossica nebbia boreale. E non si riesce ad urlare: la disperazione è stata censurata!”. Non c’è nemmeno uno sfondo durante le loro “sbronze slave in sobborghi balcanici dove mercanti indiane vendono polvere gialla per sbiancare negri”, tutto è centrale e robotico anche se antropomorfo.

In questo non luogo sono le musiche di Riccardo Anzalone a creare le giuste atmosfere sulfuree ed evocare scenari distopici; qui “non si può sognare, la speranza è soffocata, c’è solo fetore e puzza tutto intorno”. Ma non c’è spazio, paradossalmente, per la tristezza o per una facile autocommiserazione: “Con Zugzwang accettiamo lo svantaggio e anche l’immobilità delle nostre esistenze, a patto di farle esplodere in una pirotecnica sconfitta collettiva. Sconfitta sempre inedita, base imprescindibile per nuovi inizi” sottolinea Andrea Procaccino. Appare peraltro palese la sovrapposizione tra campo politico ed artistico quando gli Zugzwang ci raccontano che: “Zugzwang è un soggetto politico. Essendoci trovati a calpestare le vie delle nostre esistenze sulle strade asfaltate di una metropoli, Roma, e non essendo stati capaci di attraversarla solo di passaggio, ci siamo trovati ad innervare le nostre stesse vite sugli ingranaggi di quell’anima meccanica che è la metropoli”e vogliono specificare: “Ci siamo anche abbrutiti con essa ma pensiamo che riemergendo poi come una sorta di testimoni, con quello che rappresentiamo sul palco vorremmo, cristallizzare in un’ immagine politica quel groviglio di contraddizioni tremende e meravigliose che si celano dietro la perversione delle strade che ogni giorno solchiamo. Vogliamo illuminare insomma, come il sole che sorge sulla Casilina, quel qualcosa che, nascosto dalle sopraelevate, troppo spesso sfugge alla vista di chi le attraversa” hanno poi concluso.

Tante ed eterogenee sono poi le influenze individuali che sdoganano fino in fondo una20161002_221847 forma artistica a cavallo fra il reading e il teatro puro: “I miei riferimenti musicali sono tra i più vari, non penso a qualcosa di preciso cui ispirarmi. Attingo al bagaglio culturale che gli anni e le persone hanno riempito, sia essa la classica chitarristica spagnola di fine ‘800 che la scena rave degli anni’90. Non so distinguere e non penso nemmeno ce ne sia troppo bisogno” chiosa il musicista del gruppo Riccardo Anzalone, mentre per Daniele Giuliani è imprescindibile “sia la voce salmodiante di Giovanni Lindo Ferretti o la nenia malinconica di Claudio Lolli, sia Allen Ginsberg e la poliedrica solitudine visionaria di Fernando Pessoa”.

Insomma Zugzwang è tra gli esperimenti artistici più interessanti e contaminati che possa oggi offrire la controcultura romana, e per esso, come dice Guido Casadei: “La follia è una cosa seria, molti ne hanno fatto un’ arte anche senza essere artisti

Se proprio ti devo salutare…

14088887_10209170228967280_23896210_n

Visto che ti devo salutare, allora voglio che tu sappia
quanto mi hai fatto sentire ancora vivo…
Forse per poco, o per illusione.
Ma per un uomo solo come me i passanti sono diamanti,
perderli è solo una premessa.
E’ come li custodisci che fa la differenza…

Se ti devo salutare allora voglio che tu sappia quanto ti stimo,
quanto penso che tu abbia tante facce
quante sono le cose che sai fare, le tue qualità.
Voglio che tu sappia che se avessi saputo trattenerti lo avrei fatto,
fosse costato questo anche la perdita di una strada,
o di una misera identità.

Se proprio ti devo salutare, allora.
non posso negarmi il piacere di confessarti quanto ti adori;
sai trasformare il mio astio amaro in miele,
sai solo tu come accendere una curiosità
ormai spenta dalla mia età,
dalle mie mille delusioni e desideri di vendetta.

Voglio che tu possa partecipare
anche solo per un secondo, anche da lontano,
alla gioia che ho provato io nel poterti vedere, parlare…
E forse in minima parte, anche condizionare.

Voglio che tu sappia che quando c’eri la mia birra non aveva più sapore…
Contava ciò che eri, sei e rappresenti.
Vorrei che tu possa ogni giorno stimarti, nei tuoi mille riti quotidiani,
che tu possa guardarti e sorriderti,
sicura che il mondo a seconda di come lo guardi,
può toglierti molto e allo stesso tempo regalarti sé stesso;
un universo intero da conquistare, una pista infinita per ballare.

Voglio che tu sappia che hai resuscitato un morto,
un morto di sé stesso,
finito divorato dalla propria malavoglia e dal livore;
un Don Chisciotte senza nemmeno più mulini a vento all’orizzonte.
Voglio che tu sappia che non avrei saputo inventare
un ritmo migliore del battito del tuo cuore quando fai l’amore…

Voglio che tu accetti il fatto di essere una donna nuova,
che splende di luce propria, che corre mentre il resto cammina,
che sa cogliere l’invisibile alle masse,
e agli uomini stanchi come me.
Se ti devo salutare, allora voglio salutarti con un sorriso,
lo stesso che tu, senza che mi dovessi nulla, mi hai regalato…
Facendomi provare, forse per la prima volta,
un sentimento di ‘casa’.

Voglio salutarti così; come ti ho conosciuto…
Disarmato, sincero e costante.
Se devo salutarti allora sappi
che io per te avrei potuto fare cose che solo i grandi generali,
gli eroi, gli antagonisti, quelli che vanno sempre in direzione ostinata e contraria
senza mai farsi abbattere dai fallimenti, avrebbero saputo fare.

Avrei scalato in terra le montagne e in mare le onde, per te.
Avrei scritto un’altra Bibbia, avrei inventato una nuova lingua,
governato il karma, creduto alle religioni… per te.
Avrei fatto il Girotondo coi bambini d’estate,
e acceso i fuochi per le feste d’inverno, sfidato le mode e gli uomini,
per stare solo un giorno al tuo fianco.

Voglio salutarti così… se devo.
Se devo ti saluto… e mentre lo faccio ti adoro.

 

Smirne