Blues, blue note: la questione della ‘Quinta Diminuita’.

Per molti è la ‘terza blue’, per altri una reminiscenza africana, per altri ancora una sopravvivenza di modi musicali arabi. Alcuni azzardano che rappresenti “la blue note delle blue note”.
In realtà è un valore che non esiste nella nostra cultura musicale, posto a 551 cent. Una nota che non saremmo in grado di eseguire, collocata esattamente tra Fa e Fa#.

Kubik con Moya Aliya Malamusi

L’etnomusicologo Gerhard Kubik con Moya Aliya Malamusi

Probabilmente non esiste una teoria unitaria che spieghi quella che per molti è la terza blue note, ovvero la ‘quinta diminuita’. Potremmo far risalire le sue origini a fonti del tutto africane, oppure considerarla come un suono che rappresenta il parziale 11 della serie degli armonici naturali trasportato un’ottava sotto. Possiamo anche assumere che in molti blues essa rappresenta una sopravvivenza di modi arabo/islamici i quali sono ancora oggi posti in essere in Mauritania e in tutto il Sahel. David Evans addirittura parla della ‘quinta diminuita’ come “la blue note delle blue note” in quanto questa nota sarebbe costruita a partire da un’altra blue note.

C’è da dire comunque che essa venne riconosciuta come blue soltanto negli anni ’40, sebbene fosse presente anche in molti early downhome blues.

Nel modello presentato da noi precedentemente la ‘quinta diminuita’ non è presente, questo anche perché le altre due blue note sono caratteristiche del repertorio melodico di quasi ogni blues registrato, mentre la terza blue appare sporadicamente, come nel repertorio di John Lee Hooker.

Ciò nonostante l’etnomusicologo Gerhard Kubik sostiene che: “Specialmente quando è usata come nota iniziale di frasi discendenti, o risolta in senso discendente in vari contesti, la quinta diminuita va considerata un valore d’altezza distinto”.

E’ vero: nel blues la quinta diminuita si presenta nella maggior parte dei casi all’interno

Blind-Lemon-Jefferson

Blind Lemon Jefferson

di una frase discendente. In una frase ascendente a volte o stesso cantante potrebbe intonare una quarta giusta, come si può osservare in ‘See that my grave is kept clean’ di Blind Lemon Jefferson.

Ciò suggerisce che la quinta diminuita deve essere parte di una struttura scalare discendente mentre il movimento ascendente dal centro tonale di base ad una quarta giusta è di matrice completamente differente, e cioè una progressione tra livelli tonali e non tra gradi di una scala. E peraltro ciò conferma le nostre speculazioni precedenti riguardo alla presenza nel blues di un centro tonale principale e di uno secondario.

Tuttavia la quinta diminuita compare anche come parte di una frase ascendente ed è per questo che David Evans suggerì che potesse funzionare come “la blue note della blue note”, e cioè la terza della terza. John Lee Hooker, infatti, si comporta spesso in questo modo, muovendosi dalla tonica alla ‘terza blue’ e, poi, alla ‘quinta blue’, come ad esempio nel suo Hobo Blues.

Ma dice Kubik: “Contrariamente al suo nome la ‘quinta diminuita’ non è una quinta abbassata ma, piuttosto, una componente indipendente di modelli scalari che si ritrovano nel blues”, sottolineando che: “Nel blues il Sol e l’area di altezze circostante il Fa# sono tonemi separati”.
Infatti ciò che dice il famoso etnomusicologo è palese nella parte vocale di ‘Mean conductor blues’ di Ed Bell. Qui nel modello melodico vocale è sorprendente il fatto che l’intonazione del Fa# oscilli in realtà tra questo valore e il Fa. Da questo comportamento di Bell, Kubik conclude che: “Fa e Fa# in questo schema scalare costituiscono lo stesso tonema e non c’è alcun motivo di considerare sfumature diverse di un grado della scala come note separate”.

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Ed Bell

L’accompagnamento della chitarra di Ed Bell in questo caso è un ciclo ripetuto comprendente le note di Do, Mi, Fa, Sol, e perfino Re e La (assenti nella parte vocale). Non contiene blue note e non sono presenti passaggi ai modi della sottodominante o della dominante. Ma la struttura tonale che mette d’accordo la voce e la chitarra non è una scala basata su una fusione. Piuttosto, per capirne la struttura è necessario considerare “la qualità oscillante dell’insieme Fa/Fa#; il cantante sembra mirare ad un valore posto tra le due note”. E un tale valore, facciamo presente, esiste nella musica africana, ma non nel nostro sistema temperato.

Per questo il modello scalare pentatonico della parte vocale di ‘Mean Conductor Blues’ è costituito da Do, Sib, Sol, Fa# o Fa, Mi e Do (ovviamente all’ottava bassa).

Kubik si spinge oltre misurando in cent il modello succitato affermando che questo tonema tra Fa e Fa#, assente nella nostra cultura musicale, è posto esattamente 551 cent che rappresenta peraltro l’11° parziale della serie degli armonici naturali.

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