“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

Alessandro Pepe, ex candidato della Lista Marchini nel VI Municipio, comparso in un nostro precedente articolo contro odio ed intolleranza, già autore di diverse minacce nei nostri confronti e nei confronti dei cittadini solidali con gli immigrati che scappano dalla guerra, ci ha teso un agguato a Centocelle.
Ci ha aggredito con spray al peperoncino e malmenato con oggetti contundenti e promettendoci anche che: “
Prima o poi, te lo giuro, ti accoltello”.

Questa è la fine che può fare chi difende emarginati e fasce deboli, spalleggiato anche da brandelli del Movimento 5 Stelle locale. Invitiamo la cittadinanza a fare attenzione a questa persona in quanto ancora a piede libero.

Pepe pezzo di merda

L’autore dell’aggressione Alessandro Pepe

E’ stata una brutale e vigliacca aggressione di stampo fascista, quella da noi subita mercoledì 21 giugno a Centocelle. Alessandro Pepe, ex candidato della Lista Marchini nel 2016 al VI Municipio, poi estromesso e in appoggio al candidato del V Municipio Pasquale Giuppone per Giachetti Sindaco, non ha digerito il nostro articolo del maggio scorso sull’odio razziale nei nostri quartieri.

La telefonata minacciosa che abbiamo ricevuto ‘rei’ di aver difeso sui social dei ragazzi nigeriani richiedenti asilo politico che si prodigavano nel ripulire le strade di Centocelle, e che vi riproponiamo, lasciava presagire uno scenario barbaro e intimidatorio finito purtroppo in un attacco meschino alla luce del sole e di fronte a decine di cittadini allibiti. Aggiungiamo anche che nella telefonata succitata Alessandro Pepe millantava anche di lavorare per il Csoa Forte Prenestino, affermazioni alle quali naturalmente non abbiamo trovato riscontro.

Ci ha sorpreso in via Parlatore intorno alle 19.00, colpendoci da dietro con un pugno, lui che si scagliava contro delle cittadine fiere del lavoro volontario di ragazzi stranieri che scappano dalla guerra: “Zoccola a cui piace ciucciare il cazzo dei negri, malate ninfomani,

Pepe e compagna

Pepe e la compagna

fate schifo!”, e ancora: “Siete dei topi da cesso e vivete in un quartiere di merda, […] questi immigrati di merda ci costano 40 euro al giorno, sono dei tagliagole del Daesh”. Una ignoranza mista ad una violenza incontrollabile e barbara probabilmente amplificata dall’uso di sostanze stupefacenti.

Dopo il primo colpo ha giurato: “Per ciò che hai fatto (pubblicazione prove di minacce e intimidazioni, ndr) ti accoltello” brandendo un bastone appuntito. Siamo fuggiti a gambe levate lungo via delle Rose e poi in via delle Betulle, consapevoli del pericolo imminente. Ci ha inseguito con una bicicletta rubata sul posto, mentre noi, ormai arrivati in via Delpino, ci siamo nascosti dietro il muretto del civico accanto alla relativa farmacia. E purtroppo ci ha trovato.

Abbiamo chiesto aiuto a gran voce, ma coloro che assistevano alla scena ci hanno inizialmente ignorato spaventati, probabilmente, a loro volta. E da quel momento la possibilità di sottrarsi all’aggressione fisica è venuta meno: dalla distanza di circa 30 centimetri dal nostro volto Alessandro Pepe ci ha spruzzato una quantità incredibile di spray al peperoncino che teneva in tasca con sé, prova della premeditazione dell’attacco. Siamo quindi caduti a terra senza poter vedere più nulla, accecati dalla sostanza urticante ricevendo, una volta a terra, una scarica di calci e bastonate in faccia, in testa e sulla schiena. “Infame, pezzo di merda, ti ammazzo, te giuro che t’ammazzo” urlava Pepe mentre ci massacrava di colpi. Ci scorreva copiosamente sangue in volto e nonostante ciò il fascista Pepe non si è fermato.

Pepe candidato marchiniAbbiamo quindi provato a rialzarci, in preda ai bruciori dello spray al peperoncino, e con le ultime forze abbiamo ricominciato a correre in via Bresadola ancora in cerca di aiuto: un aiuto che non trovavamo. Trovavamo probabilmente solo indifferenza, mentre altri cittadini si affacciavano curiosi dalle finestre dei palazzi.

E Pepe, non soddisfatto, risalito in sella alla bicicletta rubata e brandendo il bastone appuntito, continuava nel suo inseguimento: voleva che eliminassimo le prove della sua natura barbara, del suo odio, delle sue ingiurie e delle sue diffamazioni gratuite indirizzate a chiunque non la pensasse come lui.

Arrivati di fronte alla Banca del Fucino finalmente abbiamo ricevuto il primo soccorso:20170625_165113 una coraggiosa poliziotta in borghese mostrava il suo distintivo al Pepe e a due ragazze che nel frattempo lo spalleggiavano (una delle quali è la sua compagna) e che inferocite così si rivolgevano all’agente: “Te devi fa li cazzi tua, hai capito?”, e che per nulla intimidita contattava immediatamente soccorsi e colleghi. A quel punto anche dei generosi cittadini si sono prodigati nell’intervenire in nostro soccorso allontanando Alessandro Pepe e il suo temerario ‘entourage’.

Urlava ancora, trattenuto a fatica e inferocito: “Te giuro che te prendo a coltellate, bastardo infame! Te lo giuro!” ma almeno il peggio era passato.

Dobbiamo dire, a onor del vero, che se non fosse stato per la funzionaria di Polizia di cui sopra, probabilmente non saremmo stati qui a scrivere, a segnalare che in realtà siamo tutti dei bersagli se ci permettiamo di difendere deboli ed emarginati. Siamo tutti in pericolo se palesiamo democraticamente il nostro pensiero imperniato sulla non violenza, la tolleranza e l’empatia nei confronti di chi sta peggio di noi.

E soprattutto, se ci mettiamo la faccia.

Noi la faccia ce l’abbiamo messa, in tutti i sensi: rottura dell’arcata sopraccigliare destra suturata con dei punti, contusioni in tutto il corpo e ferite agli arti superiori giudicate guaribili in otto giorni dal Policlinico Casilino. Ma ciò non deve accadere mai più. Non può succedere nemmeno che queste persone, ignoranti e fasciste, possano anche permettersi di fare politica nei nostri territori.

Persone che però qualcuno rappresentano. Oltre alle decine di messaggi di solidarietà nei nostri confronti, provenienti da semplici cittadini, amici, simpatizzanti, lettori e ogni fazione politica, abbiamo registrato anche la voce di chi sta col Pepe: “Poteva andarti peggio, non fare la vittima”, ci dice Arianna Festa, grillina della prima ora e attivista del Movimento 5 Stelle nel V Municipio: “Difendere l’invasione di stupratori dediti allo spaccio può essere un crimine che può scatenare reazioni sgradevoli in chi non è gay e non gradisce che questa etnia sessista invada le nostre tangenziali con le sue prostitute e la sua mafia”. Ciò a suffragio del fatto che all’interno del Movimento 5 Stelle romano aleggiano anche anime xenofobe e razziste.

E la ‘signora’ Festa (le virgolette non sono casuali) insiste: “Ti ho detto quello che qualsiasi cittadino di buon senso pensa di uno che va a difendere i nigeriani papponi di fronte ai fasci. Te la sei cercata e non hai ragione, devi rispettare i contesti in cui fai le cose”. Parafrasando la ‘signora’ pentastellata in pratica dovremmo ammutolirci e smettere di denunciare razzisti e fascisti perché è il contesto ad essere intollerante. Insomma: adeguati, altrimenti le prendi e hai anche torto.

Sottolineiamo che questi amabili signori governano questa città, se ce ne fosse bisogno. Ma a qualcuno, capiamo bene, può anche piacere la cosa.

Non solo odio e solidarietà ai fascisti però. Una cittadina residente nel nostro territorio,Referto anch’essa in passato oggetto di turpiloquio da parte del razzista Alessandro Pepe dice: “Anche io, come altri, ho subito le ingiurie e gli insulti di un uomo animato dal più becero populismo. Quello che lo portava a difendere la sua ‘causa’ solo a furia di insulti intrisi di maschilismo e ignoranza”, dichiara la cittadina, sottolineando che: “Quello che è accaduto ad Alberto che ha ‘osato’ sfidare il ‘boss’ populista del quartiere, il suo razzismo meschino e degradante è inaccettabile. È stata una escalation di minacce, scaturita in un pestaggio che sarebbe potuto finire peggio, molto peggio. Tra l’indifferenza dei passanti. Quello che è accaduto è il riflesso pericoloso di un degrado mentale e culturale in rapida ascensione. Che purtroppo trascende le difficoltà della periferia romana, o di un quartiere come Centocelle, divenendo tendenza collettiva più trasversale. E io dico menomale che ci son persone come Alberto, che cercano di dire la propria, di denunciare il marcio, di fare la differenza. Sarebbe bello un mondo in cui le persone che reagiscono e denunciano non debbano pagarne le conseguenze sulla propria pelle. Non debbano camminare sotto casa con il terrore di venire aggrediti, di nuovo, da un uomo che millanta di non aver terminato il lavoro. Spero davvero che la giustizia faccia il proprio corso, deve essere così”.

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Gli insulti contro gli immigrati di Alessandro Pepe

E ringraziando contestualmente questa coraggiosa residente, ci auguriamo anche noi che questo signore finisca nelle patrie galere, a seguito anche della nostra immediata denuncia-querela presso la Procura della Repubblica, ma soprattutto che nessuno gli dia mai più alcuno spazio nel teatro politico. Perché anche se la voce e le azioni di un barbaro fascista possono, purtroppo, rappresentare il pensiero di qualche invasato, non ci può mai essere spazio per la violenza e la xenofobia.

Raccogliamo a tal proposito anche il pensiero di Valter Mastrangeli, capogruppo della Lista Marchini nel VI municipio: “Mi dissocio da questo signore, che non conosco in quanto fu estromesso prima della mia partecipazione alla Lista Marchini, per fatti che ugualmente non conosco. Ma la vile aggressione che ho appreso lascia poco spazio all’immaginazione”.

Noi, per quanto ci riguarda continuiamo e continueremo a svolgere il nostro piccolo servizio per le periferie. Non faremo mai e poi mai nemmeno un passo indietro rispetto al principio di verità.

Nemmeno a fronte delle intimidazioni di gente come Alessandro Pepe che continuano ad arrivarci sui social. E vessazioni del Pepe stesso, che pare essere ancora a piede libero e che ci continua ad insultare tramite Youtube questa volta, promettendoci nuove aggressioni.

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Lui è Kevin, uno dei richiedenti asilo che in questi giorni stanno ripulendo le strade di Centocelle

I residenti: “Sono eccezionali. Sono loro che ci aiutano a casa nostra”.
Ma il passato di questi ragazzi è fatto di atroci sofferenze, e l’ipotesi del racket fa paura.

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Kevin, 25 anni, richiedente asilo nigeriano

In questi giorni a Centocelle in molti si saranno accorti dei ragazzi africani che stanno ripulendo le strade del quartiere in cambio di qualche spicciolo. Sono dei richiedenti asilo nigeriani che sono scappati dalla guerra e dalla povertà e, pare per una loro libera iniziativa, stanno prestando volontariamente la loro opera armati di ramazza e paletta al fine di inserirsi nel nostro Paese.
E difficilmente passano inosservati anche in ragione del fatto che si stanno sostituendo ad Ama e Servizio Giardini contribuendo a risolvere una delle principali criticità romane: pulizia e decoro.

Sono eccezionali, uno schiaffo a tutti quelli che pensano che questi poveretti vadano aiutati a casa loro. Per il momento ci stanno aiutando loro a casa nostra”, ci dice una residente titolare di un bar in via delle Palme. E in effetti, contrariamente alle molte voci che sostengono che facciano solo finta di pulire, dopo averli tenuti d’occhio per qualche giorno dobbiamo ammettere che su via dei Castani, via dei Gelsi e via delle Palme i risultati si vedono.

Iniziano la mattina intorno alle nove e se ne vanno a tardo pomeriggio alle 18 circa;Cartello agli angoli dei marciapiedi lasciano delle ciotole per le offerte e dei cartelli: “Gentili signore e signori, desidero integrarmi nella vostra città senza chiedere l’elemosina” si legge, e sottolineano: “da oggi terrò pulite le vostre strade. Chiedo soltanto un contributo di 50 centesimi per il mio lavoro. Buste, scope, palette e altro materiale per la pulizia sono bene accetti”.

Con una pazienza certosina, spazzano, raccolgono i rifiuti che i molti maleducati gettano a terra ed eliminano gli arbusti che crescono sui cigli delle strade sotto il sole cocente di questi giorni. “Se veramente si danno da fare ben vengano”, ci dice un passante, mentre in un noto pub di via dei Castani ci raccontano che: “Sono arrivati qualche giorno fa e ci hanno chiesto se potessimo prestare loro delle scope. Ci siamo stupiti ma gliele abbiamo date. Da allora siamo ben felici di dare loro anche qualcosa da mangiare intorno all’ora di pranzo. Sono dei ragazzi molto umili ed educati”.

Ma qualcuno storce il naso: “Non è possibile che abbiano scritto loro quei cartelli, in un perfetto italiano. Di sicuro c’è dietro qualche associazione che li sfrutta”, ci spiega un residente di via dei Castani.

Al di là dei cartelli succitati, riteniamo comunque che l’ipotesi che questi ragazzi siano in realtà sfruttati da qualche associazione dedita al racket, costituisca uno scenario possibile. E’ per questo che li abbiamo avvicinati per conoscerli meglio e cercare di capire la natura del fenomeno.

Alla fine vinciamo la diffidenza di Kevin, 25 anni, stanco e sudatissimo, e forse anche per questo quattro chiacchiere con noi se le fa volentieri: “Sono scappato dalla Nigeria, il mio paese, a causa delle violenze perpetrate su di me e sulla mia famiglia da Boko Haram”, ci spiega in inglese in quanto ancora non conosce la nostra lingua: “Ma Boko Haram non è l’unico gruppo di fanatici in Nigeria” tiene a sottolineare.

E’ molto timido e forse un po’ impaurito dalle nostre domande, infatti quando gli chiediamo dove stia dormendo la notte dice confusamente che: “Vivo in un campo lungo la via Aurelia” senza aggiungere altri dettagli. E aggiunge: “Non ci sono associazioni o persone che mi obbligano a pulire le strade, è una nostra libera iniziativa, penso anche che sia giusto farlo per dimostrare alle persone che non siamo un pericolo e desideriamo veramente integrarci”.

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Un altro dei richiedenti asilo nigeriani che in questi giorni sta ripulendo le strade del quartiere

Kevin però diventa molto più preciso quando parla di ciò che ha passato per arrivare in Italia: “Sono scappato passando per il Niger per poi arrivare in Libia. Quel viaggio è stato terribile; per venti giorni l’abbiamo fatto a piedi, l’ultimo tratto prima del confine con la Libia, invece, sul cassone di un camion. Eravamo più di quaranta persone su quel camion. In Libia, poi, per nove mesi ho svolto qualunque tipo di lavoro per avere la possibilità di imbarcarmi per l’Europa. La maggior parte del tempo lavavo automobili; prendevo duecento euro al mese. Quasi tutto il mio guadagno, l’ho dato poi a chi mi ha fatto imbarcare”.

Avremmo voluto sapere molto di più su quel viaggio e, soprattutto, sulla ipotesi, per ora infondata, che ragazzi come Kevin siano sfruttati dalle mafie locali. Ma per il momento ci limitiamo a registrare questi dati continuando nel contempo ad osservare un fenomeno molto apprezzato dai cittadini del territorio.

Dell’odio, della violenza e della cattiveria.

I negri mi fanno schifo, e tu sei un pezzo di merda ti gonfio di botte”. Queste le minacce a chi invoca maggiore integrazione nei territori.

L’ondata di odio e violenza dilaga a Roma Est, nelle strade e sui social. E non si ferma nemmeno a fronte dei palesi tentativi di integrazione dei richiedenti asilo presenti nei quartieri e a pochissimi giorni dal delitto a Centocelle delle tre sorelline Halilovic, morte a causa del rogo doloso del camper dove dormivano. E alla fine minacciano anche noi (audio).

3 roma in meno

Non sta a noi determinare da quale meccanismo derivi l’ondata di odio ingiustificato che attanaglia cuore e mente di molte persone. Un fatto però lo registriamo: privati cittadini, personaggi pubblici, persone anche piuttosto istruite o semplicemente arrabbiate e che non sanno con chi prendersela per una qualità della vita, che a fronte delle sedimentate criticità romane giocoforza si abbassa, si lasciano sempre più andare ad affermazioni inenarrabili contro questa o quella etnia o categoria reputata, a vario titolo e a seconda dell’occasione, responsabile di qualunque disagio viva il cittadino nel quotidiano.L’epoca post ideologica e, soprattutto, l’era 2.0 fanno da vettore. Non è un odio social, è un odio umano, che dalle tastiere si specchia sui muri dei quartieri della periferia est romana che di tutto hanno bisogno tranne che di altre guerre tra poveri.

E’ un odio che non si ferma di fronte a nulla, che parte dalle bocche dei Salvini e dei

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militanti dell’estrema destra e si coagula nelle piazze e nelle menti limitate di chi può, per una serie di tristi motivi personali, non avere che pochi occhi, pochi pensieri e soprattutto uno alla volta. Un odio suffragato anche da Casapound, che alcuni giorni prima si era spinto con la sua propaganda proprio davanti al centro commerciale Primavera a Centocelle, luogo del triste evento che tutti conosciamo ai danni delle povere sorelline Halilovic.

Non si ferma la cattiveria nemmeno di fronte alla morte di quelle bambine, colpevoli di essere rom. Una colpa che nelle menti dei personaggi di cui sopra legittimerebbe anche la morte.
Come dicevamo, il vettore dei social li svela, dà probabilmente loro coraggio e una sorta di protezione immaginata e ce li mostra per ciò che sono. Le varie narrazioni top down dei loro padri putativi politici offrono loro la stoffa per un abito che non protegge in realtà, forse non esiste nemmeno, e ogni piccolo re si scopre nudo.
Sono nudi quando berciano che gli immigrati che in questi giorni, anche al fine di tentare di integrarsi, stanno ripulendo le strade dei quartieri: “Fanno solo finta, non puliscono un cazzo” come ripete una certa Elisa Colacino su facebook, nel gruppo Centocelle. O quando un certo Bati Max sempre in quella sede le dà man forte: “A qualsiasi ora li troverete a pulire lo stesso mucchietto di foglie e vi pentirete di aver dato una moneta alla malavita”.

D’altronde cosa ci aspettiamo di apprendere quando c’è gente che parcheggia la propria auto sui fiori che i cittadini avevano deposto in ricordo delle tre vittime di Centocelle?

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Foto di Cecilia Fabiano

Uno sfregio all’umanità, uno schifo” aveva denunciato il verde Rinaldo Sidoli giovedì scorso su facebook, postando una foto che ritrae un’utilitaria rossa parcheggiata così a ridosso dei mazzi adagiati sull’asfalto da schiacciarli con le ruote.
O quando, camminando per le strade dei quartieri, ci imbattiamo in scritte sui muri come: “3 rom in meno”, a pochissime ore dal rogo che non ha lasciato scampo alle due piccole di quattro e otto anni e alla sorella di venti.
E poi ancora commenti social bassi, beceri. Sfottò della più bassa lega, minacce gratuite ed estemporanee (si spera) a coloro che osano difendere ed invocare maggiore tolleranza ed integrazione. Minacce che paiono arrivare da tutti i lati, da masse informi e liquide delle quali non si percepisce la provenienza, ma il cui colpo, sappiamo, arriverà comunque.

Se registriamo anche questo disorientamento non ci possiamo stupire che attacchi xenofobi e fascisti possano provenire anche da chi ha fatto, o fa politica nelle periferie di una Roma est sempre più indecifrabile.
Come quelli di Alessandro Pepe, attivista (o ex) della Lista Marchini nel VI Municipio che

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Alessandro Pepe

si lascia andare in speculazioni contro gli immigrati tipo: “Questi immigrati di merda ci costano 40 euro al giorno!”, oppure: “Andassero al loro paese a risolvere i problemi che hanno”, e ancora: “Molti di loro sono dei soldati tagliagole che dovrebbero marcire nelle galere”. Tutto ciò a causa di una fotografia che ritrae un immigrato che ripulisce volontariamente una delle strade del territorio in cambio di qualche spicciolo per andare avanti. E Pepe, che sostiene: “Lavoro per il Forte Prenestino, io me lo posso permettere di dire che sono delle merde (gi immigrati,ndr) perché sto in politica”, ci ha telefonato in ragione anche del fatto che riteniamo incomprensibili le sue esternazioni e soprattutto nutriamo fortissimi dubbi che presti la sua opera per un luogo di aggregazione come il Forte Prenestino, che da decenni fa anche dell’antirazzismo la sua battaglia.

Peccato che sia stata di fatto una telefonata minacciosa, intimidatoria e, in generale, assolutamente priva di ogni logica. “Sei un pezzo di merda, sei un infame!”, così viene trattato chi si azzarda di difendere uno straniero in cerca di aiuto in Italia.
Una violenza inaudita: “Come ti vedo ti massacro di botte. […] non sai contro chi cazzo ti stai mettendo, gli immigrati mi fanno schifo, mi fanno schifo i papponi come te che ci lucrano sopra!”, e ancora: “Non ti permettere più di puntarmi il dito perché ti gonfio di botte!”.
E per chi non riuscisse a credere alla gratuita manifestazione di odio di cui sopra alleghiamo qui l’audio integrale della conversazione scusandoci nel contempo con i lettori per le volgarità che sentiranno, e sottolineando che continuiamo a credere che questo signore sia un mero millantatore nei confronti di uno dei luoghi simbolo dell’autonomia romana e del quartiere di Centocelle. Oltre che ovviamente, ma l’abbiamo appreso anche in ragione dell’aggressione verbale nei nostri confronti, che sia un personaggio a dir poco pericoloso al quale va tolta come minimo l’agibilità politica, così che sempre meno persone possano prenderlo a modello.

Modelli, certo.
Riteniamo, ma non vogliamo affatto semplificare, che l’odio che aleggia nelle strade, oltre che in rete, sia anche frutto di modelli sbagliati in politica che paiono sempre più suffragare un paradigma costituito da un noi e un loro, modulabile a seconda della storia e dell’agenda, ma che comunque faccia riferimento a questa struttura. Non solo i ‘Salvini’ peraltro, o i fascisti tout court, sono responsabili di questa normalizzazione dell’insulto e della minaccia, ma anche inaspettate Debora Serracchiani che recentemente ha fatto sapere che: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”, misurando di fatto un reato sull’etnia.

Sarebbe ora di guardarci attorno, e forse anche un po’ allo specchio, e prenderci il tempo necessario per capire cosa sta succedendo attorno a noi, a persone come noi, per colpa di persone come noi in preda ad un inquietante male.
Un mostro a tre teste che rispondono al nome di Violenza, Ignoranza e Paura.

Questa non è affatto spazzatura.

E questo non è un articolo di cronaca.
Ma a furia di ripeterlo ciò non si avvererà.

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Circonvallazione Casilina, Pigneto

Mentre monta la polemica tra Campidoglio e Regione, che seguitano a giocare a scaricabarile tra loro su quale sia il maggior colpevole rispetto all’emergenza rifiuti nella capitale, mentre la senatrice Paola Taverna insiste, spalleggiata da un ‘giornalista’ (le virgolette non sono casuali) con tutta probabilità eterodiretto come Franco Bechis, nel negare la realtà sostenendo che questa emergenza sarebbe una fake news invocando il fact checking, noi abbiamo seguito il suo consiglio. Senza alcuna polemica.

Dice la Taverna pubblicando sui social un video di Franco Bechis che dimostrerebbe che Roma non sarebbe invasa dai rifiuti: Cosa ha impedito agli altri giornalisti di farsi un giro per Roma prima di scrivere un’altra fake news?”. Peccato che il tour del ‘giornalista’ Bechis si fermi alle arterie centrali della capitale e parte di Roma Nord. A leggerlo sappiamo che entra poco nel merito delle questioni; non si smentisce e non entra così nemmeno nei quartieri.

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Via delle Palme, Centocelle

Peccato anche che, come dicevamo, abbiamo pensato banalmente di seguire il suo consiglio seguendo però un metodo diverso dal Bechis mainstream. Abbiamo scelto di documentare la situazione rifiuti nel V Municipio, nella periferia est di Roma.

Ebbene, cara Senatrice e cara Sindaca: qua non si tratta più di nascondere la polvere sotto i tappeti. La Vostra è disonestà intellettuale, per non dire altro.
Tutto il V Municipio è letteralmente sommerso dall’immondizia da troppo tempo ormai, e pare che la gente non ci faccia nemmeno più caso. L’impressione, ma ce lo dovreste dire Voi, è che vengano ripulite soltanto le consolari e le vie centrali della capitale, ma i quartieri rimangano abbandonati a sé stessi.
Per quanto ci riguarda, infatti, un lungo tratto della via Prenestina ad oggi non presenta criticità su questo fronte, ma basta svoltare ed entrare nei territori e la situazione cambia radicalmente.

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Via Fortebraccio


Da v. Tor dé Schiavi a v. Alberto da Giussano, da Centocelle al Pigneto siamo in presenza di una emergenza allarmante, che sta generando logicamente fortissime preoccupazioni in ambito sanitario, oltre che rabbia nei cittadini per un decoro che da queste parti troppe volte è stato promesso e solo a tratti si è intravisto.

E allarmante pare anche la malafede di tutto il Movimento 5 Stelle, che continua a suffragare tesi improponibili; prima i presunti sabotaggi nei TMB, poi la retorica sulla giunta Marino, poi le fake news e infine la deliberata e sfrontata negazione della realtà anche, come ha fatto recentemente, da parte dell’assessore alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari che farfuglia di aver “ereditato una impiantistica molto fragile”, ma soprattutto la litania: “Non c’è assolutamente una emergenza rifiuti”. Insomma qualsiasi narrazione va bene purché sia avversa a

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Via de Magistris

Renzi e si collochi nella pura polemica politica strumentale. Della verità chi se ne frega.
Con Bechis, infine, non entriamo in polemica ma a lui e al Movimento 5 Stelle possiamo soltanto far presente che ripetere una cosa fino all’ossessione non fa sì che questa diventi vera.
Non funziona proprio così.