“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

Alessandro Pepe, ex candidato della Lista Marchini nel VI Municipio, comparso in un nostro precedente articolo contro odio ed intolleranza, già autore di diverse minacce nei nostri confronti e nei confronti dei cittadini solidali con gli immigrati che scappano dalla guerra, ci ha teso un agguato a Centocelle.
Ci ha aggredito con spray al peperoncino e malmenato con oggetti contundenti e promettendoci anche che: “
Prima o poi, te lo giuro, ti accoltello”.

Questa è la fine che può fare chi difende emarginati e fasce deboli, spalleggiato anche da brandelli del Movimento 5 Stelle locale. Invitiamo la cittadinanza a fare attenzione a questa persona in quanto ancora a piede libero.

Pepe pezzo di merda

L’autore dell’aggressione Alessandro Pepe

E’ stata una brutale e vigliacca aggressione di stampo fascista, quella da noi subita mercoledì 21 giugno a Centocelle. Alessandro Pepe, ex candidato della Lista Marchini nel 2016 al VI Municipio, poi estromesso e in appoggio al candidato del V Municipio Pasquale Giuppone per Giachetti Sindaco, non ha digerito il nostro articolo del maggio scorso sull’odio razziale nei nostri quartieri.

La telefonata minacciosa che abbiamo ricevuto ‘rei’ di aver difeso sui social dei ragazzi nigeriani richiedenti asilo politico che si prodigavano nel ripulire le strade di Centocelle, e che vi riproponiamo, lasciava presagire uno scenario barbaro e intimidatorio finito purtroppo in un attacco meschino alla luce del sole e di fronte a decine di cittadini allibiti. Aggiungiamo anche che nella telefonata succitata Alessandro Pepe millantava anche di lavorare per il Csoa Forte Prenestino, affermazioni alle quali naturalmente non abbiamo trovato riscontro.

Ci ha sorpreso in via Parlatore intorno alle 19.00, colpendoci da dietro con un pugno, lui che si scagliava contro delle cittadine fiere del lavoro volontario di ragazzi stranieri che scappano dalla guerra: “Zoccola a cui piace ciucciare il cazzo dei negri, malate ninfomani,

Pepe e compagna

Pepe e la compagna

fate schifo!”, e ancora: “Siete dei topi da cesso e vivete in un quartiere di merda, […] questi immigrati di merda ci costano 40 euro al giorno, sono dei tagliagole del Daesh”. Una ignoranza mista ad una violenza incontrollabile e barbara probabilmente amplificata dall’uso di sostanze stupefacenti.

Dopo il primo colpo ha giurato: “Per ciò che hai fatto (pubblicazione prove di minacce e intimidazioni, ndr) ti accoltello” brandendo un bastone appuntito. Siamo fuggiti a gambe levate lungo via delle Rose e poi in via delle Betulle, consapevoli del pericolo imminente. Ci ha inseguito con una bicicletta rubata sul posto, mentre noi, ormai arrivati in via Delpino, ci siamo nascosti dietro il muretto del civico accanto alla relativa farmacia. E purtroppo ci ha trovato.

Abbiamo chiesto aiuto a gran voce, ma coloro che assistevano alla scena ci hanno inizialmente ignorato spaventati, probabilmente, a loro volta. E da quel momento la possibilità di sottrarsi all’aggressione fisica è venuta meno: dalla distanza di circa 30 centimetri dal nostro volto Alessandro Pepe ci ha spruzzato una quantità incredibile di spray al peperoncino che teneva in tasca con sé, prova della premeditazione dell’attacco. Siamo quindi caduti a terra senza poter vedere più nulla, accecati dalla sostanza urticante ricevendo, una volta a terra, una scarica di calci e bastonate in faccia, in testa e sulla schiena. “Infame, pezzo di merda, ti ammazzo, te giuro che t’ammazzo” urlava Pepe mentre ci massacrava di colpi. Ci scorreva copiosamente sangue in volto e nonostante ciò il fascista Pepe non si è fermato.

Pepe candidato marchiniAbbiamo quindi provato a rialzarci, in preda ai bruciori dello spray al peperoncino, e con le ultime forze abbiamo ricominciato a correre in via Bresadola ancora in cerca di aiuto: un aiuto che non trovavamo. Trovavamo probabilmente solo indifferenza, mentre altri cittadini si affacciavano curiosi dalle finestre dei palazzi.

E Pepe, non soddisfatto, risalito in sella alla bicicletta rubata e brandendo il bastone appuntito, continuava nel suo inseguimento: voleva che eliminassimo le prove della sua natura barbara, del suo odio, delle sue ingiurie e delle sue diffamazioni gratuite indirizzate a chiunque non la pensasse come lui.

Arrivati di fronte alla Banca del Fucino finalmente abbiamo ricevuto il primo soccorso:20170625_165113 una coraggiosa poliziotta in borghese mostrava il suo distintivo al Pepe e a due ragazze che nel frattempo lo spalleggiavano (una delle quali è la sua compagna) e che inferocite così si rivolgevano all’agente: “Te devi fa li cazzi tua, hai capito?”, e che per nulla intimidita contattava immediatamente soccorsi e colleghi. A quel punto anche dei generosi cittadini si sono prodigati nell’intervenire in nostro soccorso allontanando Alessandro Pepe e il suo temerario ‘entourage’.

Urlava ancora, trattenuto a fatica e inferocito: “Te giuro che te prendo a coltellate, bastardo infame! Te lo giuro!” ma almeno il peggio era passato.

Dobbiamo dire, a onor del vero, che se non fosse stato per la funzionaria di Polizia di cui sopra, probabilmente non saremmo stati qui a scrivere, a segnalare che in realtà siamo tutti dei bersagli se ci permettiamo di difendere deboli ed emarginati. Siamo tutti in pericolo se palesiamo democraticamente il nostro pensiero imperniato sulla non violenza, la tolleranza e l’empatia nei confronti di chi sta peggio di noi.

E soprattutto, se ci mettiamo la faccia.

Noi la faccia ce l’abbiamo messa, in tutti i sensi: rottura dell’arcata sopraccigliare destra suturata con dei punti, contusioni in tutto il corpo e ferite agli arti superiori giudicate guaribili in otto giorni dal Policlinico Casilino. Ma ciò non deve accadere mai più. Non può succedere nemmeno che queste persone, ignoranti e fasciste, possano anche permettersi di fare politica nei nostri territori.

Persone che però qualcuno rappresentano. Oltre alle decine di messaggi di solidarietà nei nostri confronti, provenienti da semplici cittadini, amici, simpatizzanti, lettori e ogni fazione politica, abbiamo registrato anche la voce di chi sta col Pepe: “Poteva andarti peggio, non fare la vittima”, ci dice Arianna Festa, grillina della prima ora e attivista del Movimento 5 Stelle nel V Municipio: “Difendere l’invasione di stupratori dediti allo spaccio può essere un crimine che può scatenare reazioni sgradevoli in chi non è gay e non gradisce che questa etnia sessista invada le nostre tangenziali con le sue prostitute e la sua mafia”. Ciò a suffragio del fatto che all’interno del Movimento 5 Stelle romano aleggiano anche anime xenofobe e razziste.

E la ‘signora’ Festa (le virgolette non sono casuali) insiste: “Ti ho detto quello che qualsiasi cittadino di buon senso pensa di uno che va a difendere i nigeriani papponi di fronte ai fasci. Te la sei cercata e non hai ragione, devi rispettare i contesti in cui fai le cose”. Parafrasando la ‘signora’ pentastellata in pratica dovremmo ammutolirci e smettere di denunciare razzisti e fascisti perché è il contesto ad essere intollerante. Insomma: adeguati, altrimenti le prendi e hai anche torto.

Sottolineiamo che questi amabili signori governano questa città, se ce ne fosse bisogno. Ma a qualcuno, capiamo bene, può anche piacere la cosa.

Non solo odio e solidarietà ai fascisti però. Una cittadina residente nel nostro territorio,Referto anch’essa in passato oggetto di turpiloquio da parte del razzista Alessandro Pepe dice: “Anche io, come altri, ho subito le ingiurie e gli insulti di un uomo animato dal più becero populismo. Quello che lo portava a difendere la sua ‘causa’ solo a furia di insulti intrisi di maschilismo e ignoranza”, dichiara la cittadina, sottolineando che: “Quello che è accaduto ad Alberto che ha ‘osato’ sfidare il ‘boss’ populista del quartiere, il suo razzismo meschino e degradante è inaccettabile. È stata una escalation di minacce, scaturita in un pestaggio che sarebbe potuto finire peggio, molto peggio. Tra l’indifferenza dei passanti. Quello che è accaduto è il riflesso pericoloso di un degrado mentale e culturale in rapida ascensione. Che purtroppo trascende le difficoltà della periferia romana, o di un quartiere come Centocelle, divenendo tendenza collettiva più trasversale. E io dico menomale che ci son persone come Alberto, che cercano di dire la propria, di denunciare il marcio, di fare la differenza. Sarebbe bello un mondo in cui le persone che reagiscono e denunciano non debbano pagarne le conseguenze sulla propria pelle. Non debbano camminare sotto casa con il terrore di venire aggrediti, di nuovo, da un uomo che millanta di non aver terminato il lavoro. Spero davvero che la giustizia faccia il proprio corso, deve essere così”.

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Gli insulti contro gli immigrati di Alessandro Pepe

E ringraziando contestualmente questa coraggiosa residente, ci auguriamo anche noi che questo signore finisca nelle patrie galere, a seguito anche della nostra immediata denuncia-querela presso la Procura della Repubblica, ma soprattutto che nessuno gli dia mai più alcuno spazio nel teatro politico. Perché anche se la voce e le azioni di un barbaro fascista possono, purtroppo, rappresentare il pensiero di qualche invasato, non ci può mai essere spazio per la violenza e la xenofobia.

Raccogliamo a tal proposito anche il pensiero di Valter Mastrangeli, capogruppo della Lista Marchini nel VI municipio: “Mi dissocio da questo signore, che non conosco in quanto fu estromesso prima della mia partecipazione alla Lista Marchini, per fatti che ugualmente non conosco. Ma la vile aggressione che ho appreso lascia poco spazio all’immaginazione”.

Noi, per quanto ci riguarda continuiamo e continueremo a svolgere il nostro piccolo servizio per le periferie. Non faremo mai e poi mai nemmeno un passo indietro rispetto al principio di verità.

Nemmeno a fronte delle intimidazioni di gente come Alessandro Pepe che continuano ad arrivarci sui social. E vessazioni del Pepe stesso, che pare essere ancora a piede libero e che ci continua ad insultare tramite Youtube questa volta, promettendoci nuove aggressioni.

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Togliatti 447: la baraccopoli che nessuno vuole vedere.

A Torre Spaccata da quasi dieci anni sorge, nascosto tra la vegetazione e l’immondizia, un campo rom che ospita sessanta persone. Vivono senza servizi minimi, e in questo vero e proprio villaggio l’attività principale è bruciare materiali edili di scarto, al fine di ottenere metalli da rivendere.

Bruno di Venuta (CdQ Torre Spaccata): “I roghi tossici da anni ci tormentano”.

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Se camminate con attenzione, all’altezza del civico 447 di via Palmiro Togliatti in direzione Centocelle non potete non accorgervi che la recinzione che divide la strada dall’area verde adiacente ad un certo punto risulta divelta. Entriamo e percorriamo un sentiero in discesa circondati da una fitta vegetazione che dopo pochi metri si mescola all’immondizia. Scendiamo ancora e, mentre ci vengono incontro alcuni bambini sorridenti e curiosi, ci accorgiamo che in quel burrone protetto dagli alberi e dalla vegetazione sorgono, tra macerie, immondizia e arbusti, una decina di baracche.

20160902_161654E’ un vero e proprio villaggio, abitato da rom rumeni, con un via vai di persone estenuante; ragazze che trasportano bidoni d’acqua con un carrettino, uomini seduti ai tavolini fuori dalle baracche intenti a discutere animatamente. Donne, come Alina, molto socievoli e che tengono a mostrarci l’interno di una baracca. “Ecco come viviamo” ci dice fiera, aprendo una tenda all’entrata: “Non abbiamo nulla, siamo poveri, ma siamo puliti e dignitosi”. Per quanto possibile ovviamente: l’interno delle abitazioni di fortuna è relativamente pulito, ma tutto il campo è pervaso da spazzatura che chi vive qui accumula, trasporta e lavora per ottenere metalli da poter poi rivendere.
Come ci raccontano candidamente Dario, Manuel e Gianluca, di 19, 16 e 15 anni: “Per vivere raccogliamo materiale di scarto dai secchioni della spazzatura; poi lo bruciamo per ottenere rame o ottone da vendere. Più o meno guadagniamo dieci o quindici euro alla settimana”. Facciamo loro tante domande, ma sono restii a raccontarci nei dettagli il loro stile di vita. Comunque capiamo che: “Non andiamo a scuola; abbiamo fatto qualche anno in Romania, ma qui non abbiamo mai potuto andarci, anche se vorremmo”. Loro vivono nel campo da cinque anni, ci raccontano, ma non deve piacergli molto in fin dei conti vivere in mezzo alla spazzatura, tra zecche e topi: “Non abbiamo acqua, luce, niente. Di noi si ricordano ogni tanto solo per sgomberarci e basta. Ma tanto poi ritorniamo”, ci dice Manuel, mentre Dario, apparentemente il più istruito dei tre sottolinea: “Comunque qua viviamo stabilmente in sessanta persone circa: una decina di famiglie. Poi durante il giorno per trasportare il ferro e portare cibo e acqua siamo anche di più”.

Un villaggio rom dunque: a pochi metri dal traffico della Palmiro Togliatti da20160902_162240 una parte e dai palazzi di via Terenzio e via Lizzani dall’altra, che vive di una vita propria, indifferente alla Roma che la circonda. Una enclave protetta dalla vegetazione e, in un certo senso, dalla strafottenza delle istituzioni, alle quali probabilmente va bene fare finta che quelle famiglie non esistano. E che quindi non esistano anche i minorenni che avrebbero diritto ad andare a scuola piuttosto che lavorare con le mani nella spazzatura tutto il giorno.

Costeggiamo il campo, e andiamo a parlare con i cittadini di via Terenzio che conoscono molto bene il problema, in quanto giocoforza ci convivono: “Subiamo roghi tossici un giorno sì e uno no” ci dice un residente, quasi rassegnato: “Inoltre, col fatto che bruciano la spazzatura, d’estate mettono a repentaglio la loro e la nostra sicurezza in quanto spesso divampano incendi difficilmente domabili”. L’ultimo incendio in ordine di tempo, infatti, risale all’agosto scorso e con l’estate ormai imminente il problema si reitererà, se non si attua un piano di prevenzione.

20170522_183759Proseguiamo ancora, sempre costeggiando la baraccopoli e arriviamo presso il centro sportivo Augustea, che guarda alle spalle, a pochissimi metri, l’enorme buca che ospita il campo. Rocco Patruno, da tre anni gestore del centro polisportivo, ci offre il suo punto di vista: “Faccio un esposto al mese sia al VI Municipio che alle forze dell’ordine, ma evidentemente non serve a nulla. Subisco, oltre al danno di immagine, un numero di furti incredibile. Ho infatti da poco montato un impianto d’allarme maggiormente sofisticato perché la sera mi entravano sempre qua dentro (i rom, ndr)”. Ci dice di aver anche assistito, alcuni anni fa ad uno sgombero ma che: “dopo lo sgombero si sono reinsediati la sera stessa. Inoltre tutte le sere c’è un rogo, non ci sentiamo affatto tutelati né noi come associazione né il quartiere. Non c’è la volontà politica di risolvere il problema”.

Abbiamo quindi contattato Bruno Di Venuta del Comitato di Quartiere TorreTorre spaccata striscione Spaccata per cercare di comprendere meglio quale sia lo stato dell’arte su tutta la faccenda: “Negli ultimi quattro anni abbiamo fatto molte iniziative per cercare di segnalare la condizione di invivibilità che subisce il quartiere; dalle raccolte firme agli esposti presso il VI Municipio, oltre che dalla attività quotidiana di denuncia del CdQ mediante la mole di materiale fotografico e video che pubblichiamo”. Ma è sui roghi tossici, ovviamente, che i cittadini di Torre Spaccata lamentano potenziali danni alla salute: “I roghi tossici ci tormentano soprattutto nel periodo invernale, quando si verificano anche tutti i giorni, anche nelle ore notturne” ci dice Di Venuta, sottolineando che: “succede che dei furgoni accostano in prossimità dell’entrata del campo e scaricano moltissimo materiale edilizio che subito dopo viene dato alle fiamme. Non solo: abbiamo anche appurato che spesso vengono portate nella baraccopoli altre persone con un furgone rosso. Il sospetto è che gli spazi di tutta questa area vengano dai rom, o da chi per loro, ceduti ad altri indigenti in cambio di denaro”.

Bruno di Venuta

Bruno Di Venuta

Insomma uno scenario piuttosto inquietante che, fondato o meno, ci dice comunque che il VI Municipio tende come minimo a sottovalutare e minimizzare le criticità di questa parte del territorio. E ciò considerando sia il punto di vista dei cittadini di Torre Spaccata, che quello delle famiglie rom indigenti costrette a vivere nelle condizioni che abbiamo appurato.

 

Lui è Kevin, uno dei richiedenti asilo che in questi giorni stanno ripulendo le strade di Centocelle

I residenti: “Sono eccezionali. Sono loro che ci aiutano a casa nostra”.
Ma il passato di questi ragazzi è fatto di atroci sofferenze, e l’ipotesi del racket fa paura.

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Kevin, 25 anni, richiedente asilo nigeriano

In questi giorni a Centocelle in molti si saranno accorti dei ragazzi africani che stanno ripulendo le strade del quartiere in cambio di qualche spicciolo. Sono dei richiedenti asilo nigeriani che sono scappati dalla guerra e dalla povertà e, pare per una loro libera iniziativa, stanno prestando volontariamente la loro opera armati di ramazza e paletta al fine di inserirsi nel nostro Paese.
E difficilmente passano inosservati anche in ragione del fatto che si stanno sostituendo ad Ama e Servizio Giardini contribuendo a risolvere una delle principali criticità romane: pulizia e decoro.

Sono eccezionali, uno schiaffo a tutti quelli che pensano che questi poveretti vadano aiutati a casa loro. Per il momento ci stanno aiutando loro a casa nostra”, ci dice una residente titolare di un bar in via delle Palme. E in effetti, contrariamente alle molte voci che sostengono che facciano solo finta di pulire, dopo averli tenuti d’occhio per qualche giorno dobbiamo ammettere che su via dei Castani, via dei Gelsi e via delle Palme i risultati si vedono.

Iniziano la mattina intorno alle nove e se ne vanno a tardo pomeriggio alle 18 circa;Cartello agli angoli dei marciapiedi lasciano delle ciotole per le offerte e dei cartelli: “Gentili signore e signori, desidero integrarmi nella vostra città senza chiedere l’elemosina” si legge, e sottolineano: “da oggi terrò pulite le vostre strade. Chiedo soltanto un contributo di 50 centesimi per il mio lavoro. Buste, scope, palette e altro materiale per la pulizia sono bene accetti”.

Con una pazienza certosina, spazzano, raccolgono i rifiuti che i molti maleducati gettano a terra ed eliminano gli arbusti che crescono sui cigli delle strade sotto il sole cocente di questi giorni. “Se veramente si danno da fare ben vengano”, ci dice un passante, mentre in un noto pub di via dei Castani ci raccontano che: “Sono arrivati qualche giorno fa e ci hanno chiesto se potessimo prestare loro delle scope. Ci siamo stupiti ma gliele abbiamo date. Da allora siamo ben felici di dare loro anche qualcosa da mangiare intorno all’ora di pranzo. Sono dei ragazzi molto umili ed educati”.

Ma qualcuno storce il naso: “Non è possibile che abbiano scritto loro quei cartelli, in un perfetto italiano. Di sicuro c’è dietro qualche associazione che li sfrutta”, ci spiega un residente di via dei Castani.

Al di là dei cartelli succitati, riteniamo comunque che l’ipotesi che questi ragazzi siano in realtà sfruttati da qualche associazione dedita al racket, costituisca uno scenario possibile. E’ per questo che li abbiamo avvicinati per conoscerli meglio e cercare di capire la natura del fenomeno.

Alla fine vinciamo la diffidenza di Kevin, 25 anni, stanco e sudatissimo, e forse anche per questo quattro chiacchiere con noi se le fa volentieri: “Sono scappato dalla Nigeria, il mio paese, a causa delle violenze perpetrate su di me e sulla mia famiglia da Boko Haram”, ci spiega in inglese in quanto ancora non conosce la nostra lingua: “Ma Boko Haram non è l’unico gruppo di fanatici in Nigeria” tiene a sottolineare.

E’ molto timido e forse un po’ impaurito dalle nostre domande, infatti quando gli chiediamo dove stia dormendo la notte dice confusamente che: “Vivo in un campo lungo la via Aurelia” senza aggiungere altri dettagli. E aggiunge: “Non ci sono associazioni o persone che mi obbligano a pulire le strade, è una nostra libera iniziativa, penso anche che sia giusto farlo per dimostrare alle persone che non siamo un pericolo e desideriamo veramente integrarci”.

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Un altro dei richiedenti asilo nigeriani che in questi giorni sta ripulendo le strade del quartiere

Kevin però diventa molto più preciso quando parla di ciò che ha passato per arrivare in Italia: “Sono scappato passando per il Niger per poi arrivare in Libia. Quel viaggio è stato terribile; per venti giorni l’abbiamo fatto a piedi, l’ultimo tratto prima del confine con la Libia, invece, sul cassone di un camion. Eravamo più di quaranta persone su quel camion. In Libia, poi, per nove mesi ho svolto qualunque tipo di lavoro per avere la possibilità di imbarcarmi per l’Europa. La maggior parte del tempo lavavo automobili; prendevo duecento euro al mese. Quasi tutto il mio guadagno, l’ho dato poi a chi mi ha fatto imbarcare”.

Avremmo voluto sapere molto di più su quel viaggio e, soprattutto, sulla ipotesi, per ora infondata, che ragazzi come Kevin siano sfruttati dalle mafie locali. Ma per il momento ci limitiamo a registrare questi dati continuando nel contempo ad osservare un fenomeno molto apprezzato dai cittadini del territorio.

Dell’odio, della violenza e della cattiveria.

I negri mi fanno schifo, e tu sei un pezzo di merda ti gonfio di botte”. Queste le minacce a chi invoca maggiore integrazione nei territori.

L’ondata di odio e violenza dilaga a Roma Est, nelle strade e sui social. E non si ferma nemmeno a fronte dei palesi tentativi di integrazione dei richiedenti asilo presenti nei quartieri e a pochissimi giorni dal delitto a Centocelle delle tre sorelline Halilovic, morte a causa del rogo doloso del camper dove dormivano. E alla fine minacciano anche noi (audio).

3 roma in meno

Non sta a noi determinare da quale meccanismo derivi l’ondata di odio ingiustificato che attanaglia cuore e mente di molte persone. Un fatto però lo registriamo: privati cittadini, personaggi pubblici, persone anche piuttosto istruite o semplicemente arrabbiate e che non sanno con chi prendersela per una qualità della vita, che a fronte delle sedimentate criticità romane giocoforza si abbassa, si lasciano sempre più andare ad affermazioni inenarrabili contro questa o quella etnia o categoria reputata, a vario titolo e a seconda dell’occasione, responsabile di qualunque disagio viva il cittadino nel quotidiano.L’epoca post ideologica e, soprattutto, l’era 2.0 fanno da vettore. Non è un odio social, è un odio umano, che dalle tastiere si specchia sui muri dei quartieri della periferia est romana che di tutto hanno bisogno tranne che di altre guerre tra poveri.

E’ un odio che non si ferma di fronte a nulla, che parte dalle bocche dei Salvini e dei

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militanti dell’estrema destra e si coagula nelle piazze e nelle menti limitate di chi può, per una serie di tristi motivi personali, non avere che pochi occhi, pochi pensieri e soprattutto uno alla volta. Un odio suffragato anche da Casapound, che alcuni giorni prima si era spinto con la sua propaganda proprio davanti al centro commerciale Primavera a Centocelle, luogo del triste evento che tutti conosciamo ai danni delle povere sorelline Halilovic.

Non si ferma la cattiveria nemmeno di fronte alla morte di quelle bambine, colpevoli di essere rom. Una colpa che nelle menti dei personaggi di cui sopra legittimerebbe anche la morte.
Come dicevamo, il vettore dei social li svela, dà probabilmente loro coraggio e una sorta di protezione immaginata e ce li mostra per ciò che sono. Le varie narrazioni top down dei loro padri putativi politici offrono loro la stoffa per un abito che non protegge in realtà, forse non esiste nemmeno, e ogni piccolo re si scopre nudo.
Sono nudi quando berciano che gli immigrati che in questi giorni, anche al fine di tentare di integrarsi, stanno ripulendo le strade dei quartieri: “Fanno solo finta, non puliscono un cazzo” come ripete una certa Elisa Colacino su facebook, nel gruppo Centocelle. O quando un certo Bati Max sempre in quella sede le dà man forte: “A qualsiasi ora li troverete a pulire lo stesso mucchietto di foglie e vi pentirete di aver dato una moneta alla malavita”.

D’altronde cosa ci aspettiamo di apprendere quando c’è gente che parcheggia la propria auto sui fiori che i cittadini avevano deposto in ricordo delle tre vittime di Centocelle?

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Foto di Cecilia Fabiano

Uno sfregio all’umanità, uno schifo” aveva denunciato il verde Rinaldo Sidoli giovedì scorso su facebook, postando una foto che ritrae un’utilitaria rossa parcheggiata così a ridosso dei mazzi adagiati sull’asfalto da schiacciarli con le ruote.
O quando, camminando per le strade dei quartieri, ci imbattiamo in scritte sui muri come: “3 rom in meno”, a pochissime ore dal rogo che non ha lasciato scampo alle due piccole di quattro e otto anni e alla sorella di venti.
E poi ancora commenti social bassi, beceri. Sfottò della più bassa lega, minacce gratuite ed estemporanee (si spera) a coloro che osano difendere ed invocare maggiore tolleranza ed integrazione. Minacce che paiono arrivare da tutti i lati, da masse informi e liquide delle quali non si percepisce la provenienza, ma il cui colpo, sappiamo, arriverà comunque.

Se registriamo anche questo disorientamento non ci possiamo stupire che attacchi xenofobi e fascisti possano provenire anche da chi ha fatto, o fa politica nelle periferie di una Roma est sempre più indecifrabile.
Come quelli di Alessandro Pepe, attivista (o ex) della Lista Marchini nel VI Municipio che

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Alessandro Pepe

si lascia andare in speculazioni contro gli immigrati tipo: “Questi immigrati di merda ci costano 40 euro al giorno!”, oppure: “Andassero al loro paese a risolvere i problemi che hanno”, e ancora: “Molti di loro sono dei soldati tagliagole che dovrebbero marcire nelle galere”. Tutto ciò a causa di una fotografia che ritrae un immigrato che ripulisce volontariamente una delle strade del territorio in cambio di qualche spicciolo per andare avanti. E Pepe, che sostiene: “Lavoro per il Forte Prenestino, io me lo posso permettere di dire che sono delle merde (gi immigrati,ndr) perché sto in politica”, ci ha telefonato in ragione anche del fatto che riteniamo incomprensibili le sue esternazioni e soprattutto nutriamo fortissimi dubbi che presti la sua opera per un luogo di aggregazione come il Forte Prenestino, che da decenni fa anche dell’antirazzismo la sua battaglia.

Peccato che sia stata di fatto una telefonata minacciosa, intimidatoria e, in generale, assolutamente priva di ogni logica. “Sei un pezzo di merda, sei un infame!”, così viene trattato chi si azzarda di difendere uno straniero in cerca di aiuto in Italia.
Una violenza inaudita: “Come ti vedo ti massacro di botte. […] non sai contro chi cazzo ti stai mettendo, gli immigrati mi fanno schifo, mi fanno schifo i papponi come te che ci lucrano sopra!”, e ancora: “Non ti permettere più di puntarmi il dito perché ti gonfio di botte!”.
E per chi non riuscisse a credere alla gratuita manifestazione di odio di cui sopra alleghiamo qui l’audio integrale della conversazione scusandoci nel contempo con i lettori per le volgarità che sentiranno, e sottolineando che continuiamo a credere che questo signore sia un mero millantatore nei confronti di uno dei luoghi simbolo dell’autonomia romana e del quartiere di Centocelle. Oltre che ovviamente, ma l’abbiamo appreso anche in ragione dell’aggressione verbale nei nostri confronti, che sia un personaggio a dir poco pericoloso al quale va tolta come minimo l’agibilità politica, così che sempre meno persone possano prenderlo a modello.

Modelli, certo.
Riteniamo, ma non vogliamo affatto semplificare, che l’odio che aleggia nelle strade, oltre che in rete, sia anche frutto di modelli sbagliati in politica che paiono sempre più suffragare un paradigma costituito da un noi e un loro, modulabile a seconda della storia e dell’agenda, ma che comunque faccia riferimento a questa struttura. Non solo i ‘Salvini’ peraltro, o i fascisti tout court, sono responsabili di questa normalizzazione dell’insulto e della minaccia, ma anche inaspettate Debora Serracchiani che recentemente ha fatto sapere che: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”, misurando di fatto un reato sull’etnia.

Sarebbe ora di guardarci attorno, e forse anche un po’ allo specchio, e prenderci il tempo necessario per capire cosa sta succedendo attorno a noi, a persone come noi, per colpa di persone come noi in preda ad un inquietante male.
Un mostro a tre teste che rispondono al nome di Violenza, Ignoranza e Paura.

Questa non è affatto spazzatura.

E questo non è un articolo di cronaca.
Ma a furia di ripeterlo ciò non si avvererà.

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Circonvallazione Casilina, Pigneto

Mentre monta la polemica tra Campidoglio e Regione, che seguitano a giocare a scaricabarile tra loro su quale sia il maggior colpevole rispetto all’emergenza rifiuti nella capitale, mentre la senatrice Paola Taverna insiste, spalleggiata da un ‘giornalista’ (le virgolette non sono casuali) con tutta probabilità eterodiretto come Franco Bechis, nel negare la realtà sostenendo che questa emergenza sarebbe una fake news invocando il fact checking, noi abbiamo seguito il suo consiglio. Senza alcuna polemica.

Dice la Taverna pubblicando sui social un video di Franco Bechis che dimostrerebbe che Roma non sarebbe invasa dai rifiuti: Cosa ha impedito agli altri giornalisti di farsi un giro per Roma prima di scrivere un’altra fake news?”. Peccato che il tour del ‘giornalista’ Bechis si fermi alle arterie centrali della capitale e parte di Roma Nord. A leggerlo sappiamo che entra poco nel merito delle questioni; non si smentisce e non entra così nemmeno nei quartieri.

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Via delle Palme, Centocelle

Peccato anche che, come dicevamo, abbiamo pensato banalmente di seguire il suo consiglio seguendo però un metodo diverso dal Bechis mainstream. Abbiamo scelto di documentare la situazione rifiuti nel V Municipio, nella periferia est di Roma.

Ebbene, cara Senatrice e cara Sindaca: qua non si tratta più di nascondere la polvere sotto i tappeti. La Vostra è disonestà intellettuale, per non dire altro.
Tutto il V Municipio è letteralmente sommerso dall’immondizia da troppo tempo ormai, e pare che la gente non ci faccia nemmeno più caso. L’impressione, ma ce lo dovreste dire Voi, è che vengano ripulite soltanto le consolari e le vie centrali della capitale, ma i quartieri rimangano abbandonati a sé stessi.
Per quanto ci riguarda, infatti, un lungo tratto della via Prenestina ad oggi non presenta criticità su questo fronte, ma basta svoltare ed entrare nei territori e la situazione cambia radicalmente.

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Via Fortebraccio


Da v. Tor dé Schiavi a v. Alberto da Giussano, da Centocelle al Pigneto siamo in presenza di una emergenza allarmante, che sta generando logicamente fortissime preoccupazioni in ambito sanitario, oltre che rabbia nei cittadini per un decoro che da queste parti troppe volte è stato promesso e solo a tratti si è intravisto.

E allarmante pare anche la malafede di tutto il Movimento 5 Stelle, che continua a suffragare tesi improponibili; prima i presunti sabotaggi nei TMB, poi la retorica sulla giunta Marino, poi le fake news e infine la deliberata e sfrontata negazione della realtà anche, come ha fatto recentemente, da parte dell’assessore alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari che farfuglia di aver “ereditato una impiantistica molto fragile”, ma soprattutto la litania: “Non c’è assolutamente una emergenza rifiuti”. Insomma qualsiasi narrazione va bene purché sia avversa a

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Via de Magistris

Renzi e si collochi nella pura polemica politica strumentale. Della verità chi se ne frega.
Con Bechis, infine, non entriamo in polemica ma a lui e al Movimento 5 Stelle possiamo soltanto far presente che ripetere una cosa fino all’ossessione non fa sì che questa diventi vera.
Non funziona proprio così.

 

Roma, V Municipio: ecco cosa succede quando non si ha una classe dirigente.

Questa la principale criticità interna al Movimento 5 Stelle, che si sta ripercuotendo però su tutta la cittadinanza. Veglianti (Sinistra per Roma): “Ci sono grossi problemi sia di conflitto di interessi che di opportunità politica”.

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Parentopoli, aziendopoli, nepotismo e conflitti di interessi.

Queste le conseguenze, per non essere malfidati, della mancanza dei corpi intermedi, di una vera e propria classe dirigente in seno al Movimento 5 Stelle, alla prima vera e propria esperienza di governo.

Infatti a quasi un anno dall’elezione di Virginia Raggi a Sindaco di Roma sono molte le criticità palesate dai grillini, dai municipi fino al Campidoglio. Criticità che, giocoforza e anche in ragione della poca esperienza politica tout court, si sovrappongono a faide interne e arrivismo dei singoli.

Dopo la questione ‘Marra&Romeo’, la spaccatura interna afferente a Virginia Raggi e Roberta Lombardi, la nomina di vari amici e parenti in alcuni ruoli chiave in tutta Roma (come quella della moglie di Marcello De Vito, Giovanna Tadonio, all’assessorato Personale e Sicurezza del III Municipio), le dimissioni di Paolo Pace dalla presidenza dell’VIII Municipio, è nel V Municipio che si manifesta un certo imbarazzo dei pentastellati sul fronte dell’opportunità politica. Alla faccia della storica narrazione grillina, basata su trasparenza e cambi di rotta sostanziale dell’agire politico, anche considerando l’ancora recente inchiesta Mafia Capitale.

E così capita che l’assistente alla comunicazione del deputato Enrico Baroni, Mario Podeschi, venga nominato Assessore al Sociale. Vale la pena sottolineare anche che

Mario Podeschi

Mario Podeschi, Assessore alle Politiche Sociali V Municipio

Podeschi nella vita fa l’attore, e non ha alcuna competenza in campo di servizi sociali.

Ancora: il comportamento dell’Assessore ai Lavori Pubblici, Paola Perfetti, presumibilmente in contrasto con il T.U.E.L. e quindi in odore di reato. Dice il capogruppo di Sinistra per Roma in V Municipio, Stefano Veglianti: “Alcuni dipendenti dei nostri uffici hanno querelato l’Assessore, in quanto la Perfetti avrebbe preteso alcuni atti, ai quali è vero che in quanto amministratrice avrebbe diritto di accesso in tempi brevissimi”, spiega l’ex Assessore, “ma li deve visionare, non può sottrarli, come ha fatto, portandoseli nella sua stanza e tenendoseli per due giorni”.

Non è finita: un fatto risalente alla scorsa estate, contestuale alla nomina della giunta municipale, è passato piuttosto inosservato. Il

Giovanni Boccuzzi

Giovanni Boccuzzi, Presidente V Municipio

minisindaco Giovanni Boccuzzi, dipendente Unicredit ora in aspettativa, ha nominato come Assessore alle Politiche Economiche e al Bilancio, il suo ex direttore di filiale Sandro Emiliani. Il rapporto ‘di collaborazione’ tra i due sarebbe nato presso la Unicredit di via Roberto Malatesta. È l’interesse privato nel pubblico, in questi casi, a determinare il conflitto di interessi.

Attori alle Politiche Sociali, amministratori che tendono ad interpretare il T.U.E.L. in maniera del tutto personale, vecchi amici e colleghi ai quali si riservano corsie preferenziali per i ruoli di governo; tutto ciò ad oggi non può stupire alla luce del problema più urgente dei grillini, che rimane quello della mancanza di una classe dirigente seria e preparata.

Cara Minisindaca: Lei ci fa o ci è?

Lettera aperta alla Presidente del Terzo Municipio Roberta Capoccioni.

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Roberta Capoccioni

Le scrivo qui, cara Presidente, consapevole che nella migliore delle ipotesi non risponderà alle mie domande.
Le scrivo su questo spazio perché qui è possibile porre qualunque quesito e ricevere qualunque risposta, con qualunque tono, con qualunque forma, e su qualunque questione inerente il Terzo, senza burocrazie ad impedirci una sana discussione politica.

Le scrivo perché è arrivato il momento che questa discussione politica avvenga pubblicamente, in trasparenza e con l’onestà intellettuale che voi 5 Stelle montesacrini non avete mostrato in questi mesi di governo.

Sa, noi giornalisti con le parole ci lavoriamo, e sappiamo riconoscere il loro uso improprio.

Voi, cara Presidente, propugnavate lo streaming in consiglio municipale e invece avete, mediante il Presidente del Consiglio Mario Novelli, impedito ad una nota giornalista locale di documentare una seduta pubblica. E, ripeto, pubblica. Lo avete fatto nascondendovi dietro alla stessa burocrazia farraginosa che tanto odiate a tutti i livelli, dal Parlamento fino agli organi di prossimità. Secondo Lei, cara Presidente, il regolamento municipale ha diritto di prelazione sulla libertà di stampa e quindi sulla Costituzione?
L’amata Costituzione l’abbiamo difesa in molti lo scorso referendum, voi in primis, se lo ricorda?

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Domenico D’Orazio

Sempre sulla trasparenza; come si pone rispetto alle reiterate assenze dell’Assessore alle Politiche Ambientali Domenico d’Orazio in Commissione Ambiente? Perché non si presenta e non risponde, come Lei peraltro, alle domande dei cittadini sul parco Bolivar e sulle altre criticità sedimentate del Terzo, ma sui social è sempre pronto a dire la sua su ogni tematica?
Sa, Presidente, se io aiutassi i terremotati o facessi del volontarismo generalista il mio stile di vita e lo pubblicizzassi compulsivamente, non vorrebbe dire necessariamente che possa essere un buon assessore. Si chiama distrazione di massa e sbirciando il blog di Beppe Grillo, si trovano ancora molte invettive piene di giustificato livore sulla questione.

Ancora; come vi è stato possibile non presentarvi al question time del 19 gennaio lasciando vuoti i vostri scranni, voi che avete attaccato pesantemente la scorsa Giunta per mancanza di trasparenza?
Perché vi siete nascosti dietro a una burocrazia inutile, per certi versi inesistente, per atri, per l’appunto, a vostra “stretta interpretazione”?

Si rammenta” dice Lei: “che le disposizioni in materia hanno natura di stretta interpretazione con laquestion-time-deserta-2 conseguenza di attribuire carattere tassativo e non suscettibile di estensione in via analogica a quanto stabilito in maniera dettagliata e puntuale nell’articolo 95 ai punti 3 e 4. Le Question Time quindi devono consistere in una sola domanda, e Lei “chiede pertanto che siano correttamente presentate”. Ciò lo ha sottolineato ben due volte al Presidente Mario Novelli, come se la forma, peraltro male interpretata, debba avere la precedenza sulla sostanza. Come se il metodo dovesse determinare il merito, rimandando il più possibile una discussione che non volete proprio affrontare.

E siamo alla quarta volta consecutiva che la Giunta del Municipio III non si presenta in aula per rispondere alle Question Time. Sei assessori su sei assenti. Eh vabbè ma ai grillini tutto è concesso, no?” è stato il commento di Giordana Petrella di Fratelli d’Italia sulla vicenda. E ha ragione la Dem Federica Rampini a dire che: “In Municipio gli uffici non hanno neanche la carta per le fotocopie però ci chiedono di presentare le domande agli assessori su singoli fogli e non su un singolo numerandole da 1 a 15, altrimenti non vengono a rispondere in Aula a domande chiarissime e di una semplicità assoluta”. Infatti è il concetto di semplicità ad avvicinarsi al punto. Voi avete sempre voluto, a torto o a ragione, semplificare. Ora siete nel pieno del paradosso e del parossismo.

Se ancora siete d’accordo con voi stessi, cara Presidente, fermate d’Orazio: “Le domande al question time, prima del Consiglio Municipale, devono essere trasmesse secondo quanto disposto dall’articolo 95 comma 3 del regolamento municipale che dispone che il question time deve essere redatto con una sola domanda formulata in modo chiaro. Legittimo che la giunta non si presenti, se c’è un regolamento va rispettato da tuttidice ‘Mimmo’ su Facebook. E’ lui il vostro vero responsabile della comunicazione ma non ha forse compreso che nel contempo governa nel territorio ed è un personaggio pubblico. Quindi quello che dichiara d’Orazio, poco importa se sui social o altrove, lo fa anche a nome Suo.

Voi, Capoccioni, pensate che la legalità e la giustizia siano la stessa cosa?
“Staremo a vedere”,
concludono alcuni: “Buono a sapersi che siete così legati alla forma e al regolamento municipale. Questo però deve valere per tutti gli aspetti che regolano i doveri di un assessore municipale. Tuttichiosa Giordana Petrella. Che se non si fosse compreso ve la parafraso: Petrella dice che basta aspettarvi al varco, dato che non siete coerenti. Inoltre Le sottolineo che è inutile che minacciate di querela i giornalisti, cara Presidente; state facendo tutto da soli, noi non facciamo altro che starvi a guardare, perseguendo solamente il principio di verità.

Le do la mia opinione, cosciente che di questa informazione può farne ciò che vuole: secondo me Lei e la sua Giunta non avete la minima volontà politica di risolvere le criticità strutturali del Terzo, è pacifico. Altrimenti non avreste alcun timore a mostrarvi.
Le prove? Guardi, ce ne sarebbero tante, ma preferisco citare l’ipercontemporaneo.
La Sindaca Raggi ha recentemente esultato per il fatto che Roma fosse rientrata fra i 24 comuni che usufruiranno del Bando Periferie 2016 che porterà ben 18 milioni di euro al Campidoglio per interventi di riqualificazione. La linea della Raggi era chiara: “ricucire il tessuto urbano esistente, stop al consumo di suolo, recupero degli spazi aggregativi, sostegno alle piccole e medie imprese locali, sicurezza stradale e mobilità”. Bene, eccezionale, avanti così. Ma il Municipio da Lei governato, tra i più estesi e popolosi della città, non avrà una lira.

Come mai? Nel senso, Lei ci fa o ci è?

La sostanza di cui sopra, in questo caso, sarebbe rappresentata, per esempio, dal Viadotto dei Presidenti,20170122_192857 dalla palestra e dai locali scolastici di via Giulio Pasquati, dal complesso della Maggiolina, dagli spazi pubblici di Tufello e Vigne Nuove. E poi dalla stazione Val d’Ala (sa com’è, l’accesso ai trasporti sarebbe la chiave della trasformazione di un territorio da centrale a periferico e viceversa), dall’inquinamento dei parchi, dalla mancanza di servizi minimi di interi quartieri, e dalle zone a rischio infiltrazione mafiosa. Se lo ricorda il bar One in via Val Padana? Prese fuoco tre volte. Lei sa che a Roma il fenomeno del racket non è proprio rarissimo?
Guardi; nemmeno il peggior Marchionne. Marchionne che oggi, consigliere Dem d’opposizione recita bene la parte dell’indignato e ha ragione: “
Mentre la Presidente Capoccioni era distratta da vicende di poco conto per i cittadini” dice il capogruppo Pd a Piazza Sempione:la Giunta Capitolina ha dapprima scartato tutti i progetti di riqualificazione che riguardavano il nostro territorio e poi, con una variazione di bilancio ha tolto i soldi per la progettazione dello svincolo stradale Prati Fiscali – Salaria – Olimpica, senza che la maggioranza grillina del Municipio Terzo nemmeno se ne accorgesse . Un ottimo lavoro, non c’è che dire

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Il bar ‘One’

Secondo lui, Lei sarebbe statanegligente e incapace. Troppo presa a rimuovere assessori appena nominati e già giudicati incapaci e a reprimere sempre più forti malumori che serpeggiano in seno al M5S locale

Sarà, ma di sicuro un po’ di confusione pare averla; se ci fa, cara Presidente, dobbiamo prendere atto banalmente del fatto che non vuole affrontare i problemi veri. Se ci è però, purtroppo, a noi cittadini non è dato saperlo. Non è che sta tentando di nascondercelo? Non si offenda, è la logica.

Se ci è, cara Presidente, non si vergogni. Smetta di nascondersi e affronti la veritàC’è modo e modo di sbagliare e le certifico che se Lei ammettesse pubblicamente i suoi errori non solo potrà a ragione rimanere a lungo alla Presidenza del Terzo Municipio, ma i cittadini la perdoneranno e aiuteranno.

Insomma; le auguro sommessamente di uscirne bene da questa storia, per il bene di Montesacro. E metto le mani avanti non si sa mai: non mi risponda di porle una domanda per volta, per favore.

Montesacro: quali sono le Politiche Ambientali?

Domenico D’Orazio, l”assessore poliziotto’ dopo sette mesi di mandato si è concentrato per lo più su comunicazione, spazzamento stradale e raccolta delle segnalazioni. Non sappiamo però quali sono le sue progettualità rispetto ai problemi ambientali sedimentati del Terzo Municipio. E la maggior parte di ciò che sembra realizzare non dipende direttamente da lui.

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Domenico D’Orazio

Dopo sette mesi di amministrazione municipale l’Assessore alle Politiche Ambientali Domenico d’Orazio continua ad accumulare motivi di delegittimazione, nonostante la fiducia riposta in lui dalla Minisindaca Roberta Capoccioni. La presidentessa aveva interpretato bene gli umori della popolazione locale, assegnando al noto ‘Mimmo’ un posto in giunta, quello che più pareva adattarsi alle competenze di D’Orazio, ovvero l’Assessorato alle Politiche Ambientali.

In molti già avevano storto il naso quando seppero della sua nomina da parte dei 5 Stelle: infatti D’Orazio nel 2008 figurava nella Lista Civica per Rutelli a sostegno del candidato presidente Alessandro Cardente del Pd e non in quella Amici di Beppe Grillo in appoggio a Gianfranco Cacciante. Nel 2013 inoltre faceva parte di Civica in Quarta che non sostenne il candidato grillino Moretti, ma appoggiava il candidato Dem Paolo Marchionne. Per molto meno l’Assessore alla Mobilità del XII Municipio Roberto D’Alessandria fu cacciato in meno di 24 ore.

Al di là di ciò è questa volta sulle sue reali competenze da Assessore che ci poniamo seri interrogativi. Infatti già sospettavamo in tempi recenti che D’Orazio non avesse un programma di medio/lungo termine nel suo campo.

A sette mesi dalla sua nomina è solo l’attività di spazzamento stradale ad essere oggetto di tutta la sua comunicazione, unitamente ad un’attività di controllo dell’attività locale di Ama, spesso a carico di cooperative, che sembrerebbe però adattarsi ad altre figure amministrative e politiche e non ad un Assessore, che invece dovrebbe pianificare quella che è la sua idea di territorio, palesarla e porla in essere. Il Parco Bolivar, il Parco Talenti e quello Delle Valli, le riserve naturali, il TMB Salario e, in generale l’idea vera di ‘politica ambientale’ locale non viene mai comunicata dalla figura politica più prossima ai cittadini, ovvero l’assessore locale. “E’ vero” dice la presidentessa Capoccioni “forse non siamo bravissimi a comunicare, ma assicuro che D’Orazio sta facendo un gran lavoro, l’attività di controllo è una di queste. Abbiamo riscontrato infatti che molto spesso l’attività di pulizia straordinaria e ordinaria non veniva espletata o espletata male”.

Sarà, ma l”assessore poliziotto’, a giudicare dagli atti, dalla sua comunicazione e, più in generale, dalla sua scarsa attenzione sulle problematiche strutturali e sedimentate, baserebbe molto del suo lavoro sulla pubblicizzazione, soprattutto sui social network, delle attività di spazzamento stradale e pulizia, mansioni a carico però di Ama. Sui social, inoltre, Mimmo raccoglie molte segnalazioni rispetto allo stato dell’arte delle alberature, sull’impatto del fogliame sulle strade, sulla situazione dei cassonetti oltre che della pulizia stradale tout court. E, considerando la mole di segnalazioni, con tutta probabilità i cittadini hanno cominciato a pensare che il cronoprogramma di Ama e relative cooperative dipendesse proprio da D’Orazio. Ma, come ci conferma anche l’ufficio stampa di Ama: “Ciò non dipende affatto dagli assessori locali e nemmeno dal Municipio, ma da noi che poi decentriamo”. Insomma pare che ‘Mimmo’ sia rimasto ai tempi del CdQ Serpentara a giudicare dalla reiterata attività di denuncia, a fronte invece di ben altre problematiche.

Problematiche sulle quali l’assessore in questione non ha mai sottolineato la parvenza di una progettualità. Quali sono le sue posizioni sull’inquinamento delle Riserve Naturali del terzo, sulla riconsegna del Parco talenti e del Parco Bolivar alla cittadinanza e sulle annose vertenze, su salute e vivibilità, che ha generato il TMB Salario, non lo sappiamo. “Sul parco Bolivar chi ha raccolto di più la nostra voce è stata in primis la consigliera Burri e poi la Presidente Capoccioni. Mimmo D’Orazio, a fronte delle nostre richieste, non è mai stato chiaro e, più in generale, mai pervenuto” ci dice la Presidentessa del Comitato Città Giardino Simona Sortino, che da anni segue la questione.

Insomma abbiamo l’impressione che l’Assessore D’Orazio abbia capito male quello che dovrebbe essere il suo lavoro. L’Assessore alle Politiche Ambientali, che seguita a non rispondere alle nostre domande, ha il dovere di realizzare un progetto imperniato sulla sua idea di Ambiente e Territorio e poi cercare di porlo in essere. L’attività di controllo e raccolta delle segnalazioni rispetto allo spazzamento delle strade costituisce invece un’attività collaterale per un Assessore. Va da sé che se ci si concentra maggiormente sui dettagli non solo si perde di vista il vero obiettivo che implica il suo incarico, ma si rischia di gettare fumo negli occhi ai cittadini che seguitano a credere che Domenico D’Orazio si stia dando davvero da fare, quando in realtà non è così.

Potere della pubblicità. Potere dei social. Ma governare è un’altra cosa.

Movimento 5 Stelle: è piena crisi anche a piazza Sempione.

Apocalisse prevedibile in Campidoglio in seguito alle dimissioni di Muraro e all’arresto di Marra, ma le cui avvisaglie si manifestavano già nei territori. Ecco le 5 principali criticità dei 5 Stelle montesacrini, accumulate dopo sei mesi di amministrazione.

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E’ piena crisi per tutto il Movimento 5 Stelle romano e risalgono a pochissime ore fa le indiscrezioni che raccontano di un Grillo furioso che starebbe pensando di ritirare il simbolo del Movimento a tutto l’apparato capitolino.

Ma le avvisaglie di questa apocalisse erano già registrabili nei territori tempo fa. Nel Terzo Municipio, per esempio, in sei mesi sono state varie le incongruenze, le difficoltà e le contraddizioni che hanno coinvolto la giunta Capoccioni. Se adeguatamente decriptata la situazione risulteranno più chiari tutti i nervi scoperti di questa amministrazione, segnata in ultima analisi, da una enorme incapacità politica frutto della mancanza di formazione specifica. Non stiamo parlando solo dell’incapacità di governare: l’inefficacia dell’azione politica si manifesta su più fronti in maniera integrata e dinamica e va dal saper coordinare il proprio gruppo, al prevedere conseguenze imminenti, dall’elaborazione di programmi sul medio/lungo termine al rapporto con i media, dalla pianificazione di eventi culturali caratterizzanti alla pura attività amministrativa.

Sono cinque, guarda caso, le principali criticità del Movimento 5 Stelle locale.

-1 La natura stessa del Movimento alla lunga crea immobilismo. Il Movimento 5 stelle ècapoccioni-raggi caratterizzato da un bacino enorme di persone deluse dai partiti che votavano in precedenza. E questa gente è rimasta comunque di destra o di sinistra, con idee fortemente ideologiche rispetto a molti temi sociali, come l’immigrazione e i diritti civili. Questo è il cuore della politica: nel campo politico non si può sopravvivere soltanto con l’ambientalismo, il civismo, il localismo e la propaganda contro i partiti e le mafie. La situazione del Terzo non fa eccezione.

-2 La mancanza di corpi intermedi. Uno vale uno è una fesseria. Il parere del buon Proietti non
varrà mai come quello di un Imposimato, come quello di Kalenda non potrà mai valere come quello di Arrigo Sacchi. E’ banale ma questo per anni è stato uno slogan fortissimo che semplicemente descriveva la liquidità del web e la applicava al reale. Il meet up non basta; serve scuola politica, coordinatori, responsabili organizzativi, una discussione in seno al Movimento locale coordinata e basata su organi interni. Insomma tutto quello (a livello di organizzazione interna) che i partiti hanno sempre avuto e che il Movimento non ha e ripudia. “
Meno facebook e più azione nel territorio” propugnava Capoccioni mesi fa, ma questo non è possibile se non si distribuiscono mansioni e poteri internamente prima che esternamente con i portavoce.

-3 La nomina di Giovanna Tadonio, moglie di Marcello De Vito (suo malgrado capocorrente a

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I coniugi De Vito

Montesacro) ad assessore alla Sicurezza, Personale e Polizia Locale. Sebbene la Capoccioni abbia sempre dichiarato che: “Giovanna questa delega se l’è meritata sul campo con il suo attivismo e le sue competenze specifiche” in sede di nomina non si è tenuto conto delle prevedibili accuse di parentopoli che per ovvie ragioni in queste ore tornano alla mente.

4 La nomina di Domenico d’Orazio ad assessore alle Politiche Ambientali. D’Orazio nel 2008 figurava nella Lista Civica per Rutelli a sostegno del candidato presidente Alessandro Cardente del Pd e non in quella Amici di Beppe Grillo in appoggio a Gianfranco Cacciante. Nel 2013 inoltre faceva parte di Civica in Quarta che non sostenne il candidato grillino Moretti, ma appoggiava il candidato Dem Paolo

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Marchionne. Per molto meno l’Assessore alla Mobilità del XII Municipio Roberto D’Alessandria fu cacciato in meno di 24 ore.
D’Orazio inoltre è molto amato per la sua attività di volontario Cri e molto attivo sui social, cose che rendono comprensibile la sua nomina, ma sebbene molto efficiente su questioni impellenti (e anche essendo molto abile a pubblicizzarsi) ‘Mimmo’ non ha un programma di medio/lungo termine nel suo campo.

– 5 La ormai antica spaccatura interna che si manifesta a piazza Sempione come una minoranza nella maggioranza. Una fronda difficilmente sopportabile. Questa situazione promossa dalle personali aspirazioni politiche di Moretti, Digiacinti e Burri ha già esposto L’Assessore Sartiano ad accuse di conflitto di interesse, prodotto atti e sprecato soldi pubblici per azioni inutili sulla vertenza del TMB Salario contravvenendo alla linea della giunta (e dei cittadini) in materia, redatto una richiesta formale di revoca degli assessori Tadonio e D’Orazio, inviata a Roberta Capoccioni e per conoscenza anche a Virginia Raggi.

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Francesca Burri

Ma è il tono e l’intensità del dissenso interno a far riflettere per gravità e grevità: “È ormai acclarato che lo sport “nazionale” della Banda Capoccioni è prendere sberle (metaforiche) come se piovesse facendo supporre che la loro “scesa in campo” fosse primariamente indirizzata a fare figuracce da peracottari” scrivono nei meandri dei social. Frasi suffragate da sparuti gruppi di attivisti e dai consiglieri disobbedienti. Ancora: “Non sa, la “bruttina dentro” (Capoccioni, ndr), che paventare punizioni senza spiegare esattamente da cosa deriverebbero è un reato? Accidenti, ho detto una corbelleria, chiedere competenze a persone scelte dalla “Faraona” (Numida meleagris) è una bestemmia”, e poi: “Chi conosce la signora in questione (Capoccioni, ndr), era già a conoscenza della sua propensione all’interpretazione delle norme permeata di quel vago afrore caprino dovuto, per una parte, alla sua limitazione di studi in merito e, sostanzialmente, ad un carattere tipico del “domesticus” o del “libertus” del tardo impero”. Insomma una fronda che produce anche una narrazione bassa, becera, che si sofferma molto su questioni personali e non politiche; si arriva a criticare i rapporti sentimentali della presidente, si tirano in ballo “ex fidanzati della Capocciona”, il modo di vestire della Presidente insultandola in maniera a dir poco creativa, per usare un eufemismo. Questo fenomeno non è mai stato affrontato, si è sempre fatto finta di nulla facendo incancrenire il problema. Anche in questo caso sono moltissimi gli esempi analoghi che hanno generato delle ovvie espulsioni dal Movimento ma nessuno del Movimento 5 Stelle del Terzo ha mai chiesto a Grillo di prendere provvedimenti.

Le conseguenze di ciò, ad oggi, sono sotto gli occhi di tutti.

Migranti: per la giunta Raggi il problema non esiste. E Baobab Experience lancia l’operazione ‘Proteggiamo le persone, non i confini’.

Alle 14.00 il corteo partirà da Piazza della Repubblica: “Perché l’unica soluzione è un’accoglienza dignitosa”. La criticità è strutturale e permanente ma l’attuale amministrazione pentastellata fatica a prendere una posizione. Il sospetto è quello della mancata volontà, da parte della Raggi, di affrontare temi ‘ideologici’ per non scontentare alcuni segmenti di elettorato.

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Saranno tre le proposte concrete elaborate da Baobab Experience e alcune delle realtà che domani prenderanno parte ad una manifestazione che si aspettava da tempo, considerando anche che il tema migranti a Roma non è in agenda da un bel po’. Ci saranno, oltre ai ragazzi di Baobab, anche Amnesty international, Medici Senza Frontiere, la Cgil, associazioni studentesche, i Radicali, DaSud, Sinistra Italiana, Prc e moltissime altre realtà della sinistra romana per sostenere una proposta che si sostanzia in tre punti principali: la realizzazione di un centro primissima accoglienza per i migranti, di un tavolo permanente di confronto con le diverse realtà che si occupano di accoglienza nella capitale al fine di sviluppare un sistema che sia in grado di garantire e promuovere i diritti fondamentali dei migranti, e il monitoraggio delle attività dell’Ufficio Immigrazione della Questura affinché non si verifichino più violazioni sul diritto alla richiesta d’asilo.

Quest’ultimo punto molto importante perché ogni giorno a Roma continua ad esserci un15349622_1182620395148044_8960431501059739024_n cattivo funzionamento dell’accesso alle procedure” dice Viola de Andrade Piroli di Baobab Experience. Associazione questa che dopo lo sgombero del 2015 dalla sede in via della Cupa ha continuato la sua attività di accoglienza in strada, a piazzale Spadolini presso la stazione Tiburtina, fornendo ai migranti cibo, orientamento, qualche sacco a pelo, assistenza legale e anche sanitaria grazie a Medici per i Diritti Umani.

Questo nonostante la giunta Raggi, mediante l’assessore alle Politiche Sociali Laura Baldassarre dal 1 dicembre scorso abbia nascosto la polvere sotto il tappeto grazie al Piano Freddo, il protocollo che scatta ogni anno e che determina l’apertura di diverse strutture per fornire i posti letto necessari (quest’anno sono 500) per accogliere i senzatetto. I senzatetto però; sui migranti non è stato posto in essere alcun programma. “Col Piano Freddo la giunta ha potuto far spazio nel centro della croce Rossa di v. del Frantoio che si occupa della prima accoglienza dei migranti che arrivano a Roma spostando molti migranti in realtà fuori Roma” spiega la Pirolo, sottolineando che: “in questa maniera alla settantina di persone che dormiva in strada a piazzale Spadolini e a cui noi prestavamo accoglienza è stato dato rifugio e questa per noi è una conquista, ma il punto è che i migranti continuano ad arrivare”.

Insomma l’emergenza migranti è strutturale e permanente e anche se è vero che ad oggi, complice il minor flusso dei mesi invernali e lo stesso Piano Freddo, il problema è meno evidente, andrebbe affrontato con un protocollo apposito che tenga conto delle specifiche esigenze del migrante che non è un semplice senzatetto ma una persona alla quale è necessario fornire adeguato orientamento su più fronti, in primis quello legale in quanto legato alle richieste di asilo.

15400583_1183600881716662_7126781887983261524_nMa il Campidoglio da quell’orecchio pare non sentirci, e le ragioni potrebbero stare nella particolare natura ideologica (attribuita o meno) della vertenza che potrebbe aver generato la paura di scontentare l’elettorato di destra dei 5 Stelle: “Il Comune ha rivendicato un successo importante su questa battaglia, ma per noi non è così. Stiamo ancora aspettando l’autorizzazione per un presidio di prima accoglienza e un infopoint appena fuori dalla stazione Tiburtina” fanno sapere da Baobab, e precisano: “Lo stesso giorno in cui hanno dichiarato di aver risolto il problema hanno anche aggiunto che l’autorizzazione sarebbe arrivata a breve, ma non è stato così. Noi di fatto rimaniamo lì, con il nostro presidio non autorizzato e che non è sostenuto in nessun modo. Da qualche settimana ci hanno impedito anche di mettere delle tende per la decina di persone che ancora dorme in strada perché v. del Frantoio è nuovamente al completo e il numero di migranti è destinato giocoforza ad aumentare” hanno poi concluso.