“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

Alessandro Pepe, ex candidato della Lista Marchini nel VI Municipio, comparso in un nostro precedente articolo contro odio ed intolleranza, già autore di diverse minacce nei nostri confronti e nei confronti dei cittadini solidali con gli immigrati che scappano dalla guerra, ci ha teso un agguato a Centocelle.
Ci ha aggredito con spray al peperoncino e malmenato con oggetti contundenti e promettendoci anche che: “
Prima o poi, te lo giuro, ti accoltello”.

Questa è la fine che può fare chi difende emarginati e fasce deboli, spalleggiato anche da brandelli del Movimento 5 Stelle locale. Invitiamo la cittadinanza a fare attenzione a questa persona in quanto ancora a piede libero.

Pepe pezzo di merda

L’autore dell’aggressione Alessandro Pepe

E’ stata una brutale e vigliacca aggressione di stampo fascista, quella da noi subita mercoledì 21 giugno a Centocelle. Alessandro Pepe, ex candidato della Lista Marchini nel 2016 al VI Municipio, poi estromesso e in appoggio al candidato del V Municipio Pasquale Giuppone per Giachetti Sindaco, non ha digerito il nostro articolo del maggio scorso sull’odio razziale nei nostri quartieri.

La telefonata minacciosa che abbiamo ricevuto ‘rei’ di aver difeso sui social dei ragazzi nigeriani richiedenti asilo politico che si prodigavano nel ripulire le strade di Centocelle, e che vi riproponiamo, lasciava presagire uno scenario barbaro e intimidatorio finito purtroppo in un attacco meschino alla luce del sole e di fronte a decine di cittadini allibiti. Aggiungiamo anche che nella telefonata succitata Alessandro Pepe millantava anche di lavorare per il Csoa Forte Prenestino, affermazioni alle quali naturalmente non abbiamo trovato riscontro.

Ci ha sorpreso in via Parlatore intorno alle 19.00, colpendoci da dietro con un pugno, lui che si scagliava contro delle cittadine fiere del lavoro volontario di ragazzi stranieri che scappano dalla guerra: “Zoccola a cui piace ciucciare il cazzo dei negri, malate ninfomani,

Pepe e compagna

Pepe e la compagna

fate schifo!”, e ancora: “Siete dei topi da cesso e vivete in un quartiere di merda, […] questi immigrati di merda ci costano 40 euro al giorno, sono dei tagliagole del Daesh”. Una ignoranza mista ad una violenza incontrollabile e barbara probabilmente amplificata dall’uso di sostanze stupefacenti.

Dopo il primo colpo ha giurato: “Per ciò che hai fatto (pubblicazione prove di minacce e intimidazioni, ndr) ti accoltello” brandendo un bastone appuntito. Siamo fuggiti a gambe levate lungo via delle Rose e poi in via delle Betulle, consapevoli del pericolo imminente. Ci ha inseguito con una bicicletta rubata sul posto, mentre noi, ormai arrivati in via Delpino, ci siamo nascosti dietro il muretto del civico accanto alla relativa farmacia. E purtroppo ci ha trovato.

Abbiamo chiesto aiuto a gran voce, ma coloro che assistevano alla scena ci hanno inizialmente ignorato spaventati, probabilmente, a loro volta. E da quel momento la possibilità di sottrarsi all’aggressione fisica è venuta meno: dalla distanza di circa 30 centimetri dal nostro volto Alessandro Pepe ci ha spruzzato una quantità incredibile di spray al peperoncino che teneva in tasca con sé, prova della premeditazione dell’attacco. Siamo quindi caduti a terra senza poter vedere più nulla, accecati dalla sostanza urticante ricevendo, una volta a terra, una scarica di calci e bastonate in faccia, in testa e sulla schiena. “Infame, pezzo di merda, ti ammazzo, te giuro che t’ammazzo” urlava Pepe mentre ci massacrava di colpi. Ci scorreva copiosamente sangue in volto e nonostante ciò il fascista Pepe non si è fermato.

Pepe candidato marchiniAbbiamo quindi provato a rialzarci, in preda ai bruciori dello spray al peperoncino, e con le ultime forze abbiamo ricominciato a correre in via Bresadola ancora in cerca di aiuto: un aiuto che non trovavamo. Trovavamo probabilmente solo indifferenza, mentre altri cittadini si affacciavano curiosi dalle finestre dei palazzi.

E Pepe, non soddisfatto, risalito in sella alla bicicletta rubata e brandendo il bastone appuntito, continuava nel suo inseguimento: voleva che eliminassimo le prove della sua natura barbara, del suo odio, delle sue ingiurie e delle sue diffamazioni gratuite indirizzate a chiunque non la pensasse come lui.

Arrivati di fronte alla Banca del Fucino finalmente abbiamo ricevuto il primo soccorso:20170625_165113 una coraggiosa poliziotta in borghese mostrava il suo distintivo al Pepe e a due ragazze che nel frattempo lo spalleggiavano (una delle quali è la sua compagna) e che inferocite così si rivolgevano all’agente: “Te devi fa li cazzi tua, hai capito?”, e che per nulla intimidita contattava immediatamente soccorsi e colleghi. A quel punto anche dei generosi cittadini si sono prodigati nell’intervenire in nostro soccorso allontanando Alessandro Pepe e il suo temerario ‘entourage’.

Urlava ancora, trattenuto a fatica e inferocito: “Te giuro che te prendo a coltellate, bastardo infame! Te lo giuro!” ma almeno il peggio era passato.

Dobbiamo dire, a onor del vero, che se non fosse stato per la funzionaria di Polizia di cui sopra, probabilmente non saremmo stati qui a scrivere, a segnalare che in realtà siamo tutti dei bersagli se ci permettiamo di difendere deboli ed emarginati. Siamo tutti in pericolo se palesiamo democraticamente il nostro pensiero imperniato sulla non violenza, la tolleranza e l’empatia nei confronti di chi sta peggio di noi.

E soprattutto, se ci mettiamo la faccia.

Noi la faccia ce l’abbiamo messa, in tutti i sensi: rottura dell’arcata sopraccigliare destra suturata con dei punti, contusioni in tutto il corpo e ferite agli arti superiori giudicate guaribili in otto giorni dal Policlinico Casilino. Ma ciò non deve accadere mai più. Non può succedere nemmeno che queste persone, ignoranti e fasciste, possano anche permettersi di fare politica nei nostri territori.

Persone che però qualcuno rappresentano. Oltre alle decine di messaggi di solidarietà nei nostri confronti, provenienti da semplici cittadini, amici, simpatizzanti, lettori e ogni fazione politica, abbiamo registrato anche la voce di chi sta col Pepe: “Poteva andarti peggio, non fare la vittima”, ci dice Arianna Festa, grillina della prima ora e attivista del Movimento 5 Stelle nel V Municipio: “Difendere l’invasione di stupratori dediti allo spaccio può essere un crimine che può scatenare reazioni sgradevoli in chi non è gay e non gradisce che questa etnia sessista invada le nostre tangenziali con le sue prostitute e la sua mafia”. Ciò a suffragio del fatto che all’interno del Movimento 5 Stelle romano aleggiano anche anime xenofobe e razziste.

E la ‘signora’ Festa (le virgolette non sono casuali) insiste: “Ti ho detto quello che qualsiasi cittadino di buon senso pensa di uno che va a difendere i nigeriani papponi di fronte ai fasci. Te la sei cercata e non hai ragione, devi rispettare i contesti in cui fai le cose”. Parafrasando la ‘signora’ pentastellata in pratica dovremmo ammutolirci e smettere di denunciare razzisti e fascisti perché è il contesto ad essere intollerante. Insomma: adeguati, altrimenti le prendi e hai anche torto.

Sottolineiamo che questi amabili signori governano questa città, se ce ne fosse bisogno. Ma a qualcuno, capiamo bene, può anche piacere la cosa.

Non solo odio e solidarietà ai fascisti però. Una cittadina residente nel nostro territorio,Referto anch’essa in passato oggetto di turpiloquio da parte del razzista Alessandro Pepe dice: “Anche io, come altri, ho subito le ingiurie e gli insulti di un uomo animato dal più becero populismo. Quello che lo portava a difendere la sua ‘causa’ solo a furia di insulti intrisi di maschilismo e ignoranza”, dichiara la cittadina, sottolineando che: “Quello che è accaduto ad Alberto che ha ‘osato’ sfidare il ‘boss’ populista del quartiere, il suo razzismo meschino e degradante è inaccettabile. È stata una escalation di minacce, scaturita in un pestaggio che sarebbe potuto finire peggio, molto peggio. Tra l’indifferenza dei passanti. Quello che è accaduto è il riflesso pericoloso di un degrado mentale e culturale in rapida ascensione. Che purtroppo trascende le difficoltà della periferia romana, o di un quartiere come Centocelle, divenendo tendenza collettiva più trasversale. E io dico menomale che ci son persone come Alberto, che cercano di dire la propria, di denunciare il marcio, di fare la differenza. Sarebbe bello un mondo in cui le persone che reagiscono e denunciano non debbano pagarne le conseguenze sulla propria pelle. Non debbano camminare sotto casa con il terrore di venire aggrediti, di nuovo, da un uomo che millanta di non aver terminato il lavoro. Spero davvero che la giustizia faccia il proprio corso, deve essere così”.

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Gli insulti contro gli immigrati di Alessandro Pepe

E ringraziando contestualmente questa coraggiosa residente, ci auguriamo anche noi che questo signore finisca nelle patrie galere, a seguito anche della nostra immediata denuncia-querela presso la Procura della Repubblica, ma soprattutto che nessuno gli dia mai più alcuno spazio nel teatro politico. Perché anche se la voce e le azioni di un barbaro fascista possono, purtroppo, rappresentare il pensiero di qualche invasato, non ci può mai essere spazio per la violenza e la xenofobia.

Raccogliamo a tal proposito anche il pensiero di Valter Mastrangeli, capogruppo della Lista Marchini nel VI municipio: “Mi dissocio da questo signore, che non conosco in quanto fu estromesso prima della mia partecipazione alla Lista Marchini, per fatti che ugualmente non conosco. Ma la vile aggressione che ho appreso lascia poco spazio all’immaginazione”.

Noi, per quanto ci riguarda continuiamo e continueremo a svolgere il nostro piccolo servizio per le periferie. Non faremo mai e poi mai nemmeno un passo indietro rispetto al principio di verità.

Nemmeno a fronte delle intimidazioni di gente come Alessandro Pepe che continuano ad arrivarci sui social. E vessazioni del Pepe stesso, che pare essere ancora a piede libero e che ci continua ad insultare tramite Youtube questa volta, promettendoci nuove aggressioni.

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Togliatti 447: la baraccopoli che nessuno vuole vedere.

A Torre Spaccata da quasi dieci anni sorge, nascosto tra la vegetazione e l’immondizia, un campo rom che ospita sessanta persone. Vivono senza servizi minimi, e in questo vero e proprio villaggio l’attività principale è bruciare materiali edili di scarto, al fine di ottenere metalli da rivendere.

Bruno di Venuta (CdQ Torre Spaccata): “I roghi tossici da anni ci tormentano”.

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Se camminate con attenzione, all’altezza del civico 447 di via Palmiro Togliatti in direzione Centocelle non potete non accorgervi che la recinzione che divide la strada dall’area verde adiacente ad un certo punto risulta divelta. Entriamo e percorriamo un sentiero in discesa circondati da una fitta vegetazione che dopo pochi metri si mescola all’immondizia. Scendiamo ancora e, mentre ci vengono incontro alcuni bambini sorridenti e curiosi, ci accorgiamo che in quel burrone protetto dagli alberi e dalla vegetazione sorgono, tra macerie, immondizia e arbusti, una decina di baracche.

20160902_161654E’ un vero e proprio villaggio, abitato da rom rumeni, con un via vai di persone estenuante; ragazze che trasportano bidoni d’acqua con un carrettino, uomini seduti ai tavolini fuori dalle baracche intenti a discutere animatamente. Donne, come Alina, molto socievoli e che tengono a mostrarci l’interno di una baracca. “Ecco come viviamo” ci dice fiera, aprendo una tenda all’entrata: “Non abbiamo nulla, siamo poveri, ma siamo puliti e dignitosi”. Per quanto possibile ovviamente: l’interno delle abitazioni di fortuna è relativamente pulito, ma tutto il campo è pervaso da spazzatura che chi vive qui accumula, trasporta e lavora per ottenere metalli da poter poi rivendere.
Come ci raccontano candidamente Dario, Manuel e Gianluca, di 19, 16 e 15 anni: “Per vivere raccogliamo materiale di scarto dai secchioni della spazzatura; poi lo bruciamo per ottenere rame o ottone da vendere. Più o meno guadagniamo dieci o quindici euro alla settimana”. Facciamo loro tante domande, ma sono restii a raccontarci nei dettagli il loro stile di vita. Comunque capiamo che: “Non andiamo a scuola; abbiamo fatto qualche anno in Romania, ma qui non abbiamo mai potuto andarci, anche se vorremmo”. Loro vivono nel campo da cinque anni, ci raccontano, ma non deve piacergli molto in fin dei conti vivere in mezzo alla spazzatura, tra zecche e topi: “Non abbiamo acqua, luce, niente. Di noi si ricordano ogni tanto solo per sgomberarci e basta. Ma tanto poi ritorniamo”, ci dice Manuel, mentre Dario, apparentemente il più istruito dei tre sottolinea: “Comunque qua viviamo stabilmente in sessanta persone circa: una decina di famiglie. Poi durante il giorno per trasportare il ferro e portare cibo e acqua siamo anche di più”.

Un villaggio rom dunque: a pochi metri dal traffico della Palmiro Togliatti da20160902_162240 una parte e dai palazzi di via Terenzio e via Lizzani dall’altra, che vive di una vita propria, indifferente alla Roma che la circonda. Una enclave protetta dalla vegetazione e, in un certo senso, dalla strafottenza delle istituzioni, alle quali probabilmente va bene fare finta che quelle famiglie non esistano. E che quindi non esistano anche i minorenni che avrebbero diritto ad andare a scuola piuttosto che lavorare con le mani nella spazzatura tutto il giorno.

Costeggiamo il campo, e andiamo a parlare con i cittadini di via Terenzio che conoscono molto bene il problema, in quanto giocoforza ci convivono: “Subiamo roghi tossici un giorno sì e uno no” ci dice un residente, quasi rassegnato: “Inoltre, col fatto che bruciano la spazzatura, d’estate mettono a repentaglio la loro e la nostra sicurezza in quanto spesso divampano incendi difficilmente domabili”. L’ultimo incendio in ordine di tempo, infatti, risale all’agosto scorso e con l’estate ormai imminente il problema si reitererà, se non si attua un piano di prevenzione.

20170522_183759Proseguiamo ancora, sempre costeggiando la baraccopoli e arriviamo presso il centro sportivo Augustea, che guarda alle spalle, a pochissimi metri, l’enorme buca che ospita il campo. Rocco Patruno, da tre anni gestore del centro polisportivo, ci offre il suo punto di vista: “Faccio un esposto al mese sia al VI Municipio che alle forze dell’ordine, ma evidentemente non serve a nulla. Subisco, oltre al danno di immagine, un numero di furti incredibile. Ho infatti da poco montato un impianto d’allarme maggiormente sofisticato perché la sera mi entravano sempre qua dentro (i rom, ndr)”. Ci dice di aver anche assistito, alcuni anni fa ad uno sgombero ma che: “dopo lo sgombero si sono reinsediati la sera stessa. Inoltre tutte le sere c’è un rogo, non ci sentiamo affatto tutelati né noi come associazione né il quartiere. Non c’è la volontà politica di risolvere il problema”.

Abbiamo quindi contattato Bruno Di Venuta del Comitato di Quartiere TorreTorre spaccata striscione Spaccata per cercare di comprendere meglio quale sia lo stato dell’arte su tutta la faccenda: “Negli ultimi quattro anni abbiamo fatto molte iniziative per cercare di segnalare la condizione di invivibilità che subisce il quartiere; dalle raccolte firme agli esposti presso il VI Municipio, oltre che dalla attività quotidiana di denuncia del CdQ mediante la mole di materiale fotografico e video che pubblichiamo”. Ma è sui roghi tossici, ovviamente, che i cittadini di Torre Spaccata lamentano potenziali danni alla salute: “I roghi tossici ci tormentano soprattutto nel periodo invernale, quando si verificano anche tutti i giorni, anche nelle ore notturne” ci dice Di Venuta, sottolineando che: “succede che dei furgoni accostano in prossimità dell’entrata del campo e scaricano moltissimo materiale edilizio che subito dopo viene dato alle fiamme. Non solo: abbiamo anche appurato che spesso vengono portate nella baraccopoli altre persone con un furgone rosso. Il sospetto è che gli spazi di tutta questa area vengano dai rom, o da chi per loro, ceduti ad altri indigenti in cambio di denaro”.

Bruno di Venuta

Bruno Di Venuta

Insomma uno scenario piuttosto inquietante che, fondato o meno, ci dice comunque che il VI Municipio tende come minimo a sottovalutare e minimizzare le criticità di questa parte del territorio. E ciò considerando sia il punto di vista dei cittadini di Torre Spaccata, che quello delle famiglie rom indigenti costrette a vivere nelle condizioni che abbiamo appurato.